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Se prima le opinioni che contavano per lo sviluppo e la crescita della società erano quelle dell’élite dominante (politica, economica..) con la libertà di manifestazione del pensiero, che sposta il baricentro, le opinioni che contano diventano quelle di tutti. Da difendere sono le opinioni critiche, antitetiche, insomma il dissenso, purché non scaturisca in vera e propria violenza. È nel dialogo, dal contrasto, e dalla critica che la crescita sociale consegue. In tal senso è un modo per porre in dubbio i suoi valori, le sue procedure, le sue regole, discuterne. Citando Neal Boortz che vede: la libertà di espressione con lo scopo di proteggere i discorsi impopolari. Quelli popolari, per definizione, non necessitano di tutela. L’essenza della libertà sta, in fin dei conti, nel consentire un soggetto di esprimere la propria personalità all’interno della società, riconosciuta al cittadino in quanto membro di formazioni sociali. Tale libertà è connaturata all’individuo, essenziale nel partecipare al dibattito pubblico per l’esercizio della sovranità popolare (che non è limitata al solo voto in cabina elettorale). Poi c’è l’aspetto passivo cioè il diritto ad accedere alle informazioni, che implica un flusso libero di informazioni. A tal proposito, dovranno presentare la commissione europea, il consiglio d’Europa e la corte giuridica di Strasburgo una nuova proposta in settembre dopo quella del 5 luglio, sulla direttiva sul diritto d’autore che minaccia la libertà di informazione della rete. Quindi torna visibile Wikipedia, dopo che era stata oscurata dalla comunità wikipediana per protesta. Gli articoli trattati sono due: l’articolo 11, riguarda il riconoscimento del lavoro degli editori, che dovrebbero ricevere un compenso dalle piattaforme come i social network che riutilizzano le informazioni, pagando le testate giornalistiche per pubblicare gli snippet, ovvero la presentazione con relativa immagine degli articoli. Invece l’articolo 13 additerebbe le piattaforme come colpevoli di eventuali raggiri dei diritti d’autore, quest’ultima pare alquanto approssimativa. Ma per il primo punto visto e considerato il forte declino come quello del giornalismo e dell’editoria in genere, c’è qualcosa da rivedere, dato dall’avvento della rete globale che ha fortemente squalificato i contenuti degli articoli di quotidiani e case editrici che si sono visti tagliare i fonti di sostentamento.

Salvatore Cucinotta

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