Il contestato tentativo di dismissione di parte del patrimonio pubblico avviato dalla Regione Sicilia in piena campagna elettorale ha varcato i confini regionali diventando oggetto di dibattito in un interessante convegno tenutosi presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma, dal titolo: “Dal patrimonio pubblico al mercato: analisi e prospettive per una sostenibile riduzione del debito”. Il convegno, organizzato da AISES (Accademia Internazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale), in cooperazione con l’Agenzia del Demanio e presieduto dal Prof. Roberto Miccù, coordinatore della Sezione Diritto dell’Economia dell’Università La Sapienza, è stato animato da insigni relatori, tra cui il Prof. Paolo Savona, Professore Emerito di Politica Economica e già Ministro dell’Industria del Governo Ciampi; il Dott. Stefano Scalera, Direttore Generale dell’Agenzia del Demanio; il Dott. Matteo Del Fante, Direttore Generale di Cassa Depositi e Prestiti; il Dott. Antonio Rinaldi, docente all’Università D’Annunzio di Pescara; il Prof. Daniele Santosuosso, docente all’Università La Sapienza di Roma; il Prof. Valerio De Luca, Direttore del Sustainable Finance and Market Regulation Project; l’Avv. Gioacchino Amato della Consob. In particolare i Professori Savona e Rinaldi hanno illustrato la proposta da loro formulata, insieme al Professore Emerito Giuseppe Guarino, consistente in una massiccia dismissione del patrimonio pubblico finalizzata a realizzare una sostenibile riduzione del debito pubblico. Successivamente i Direttori Generali Scalera e Del Fante hanno esposto la propria esperienza personale e quotidiana in due enti, Agenzia del Demanio e Cassa Depositi e Prestiti, in prima linea nella procedura di dismissione del patrimonio pubblico. Infine l’Avv. Amato della Consob ha affrontato il tema dell’opportunità di rivolgersi ai mercati finanziari per collocare gli strumenti finanziari emessi in occasione della procedura di dismissione, menzionando successivamente il caso della tentata dismissione di beni pubblici da parte della Regione Sicilia ed evidenziando come questa si discostasse sensibilmente dalla best practice seguita dall’Agenzia del Demanio.  Secondo il giudizio dell’Avv. Amato detta dismissione presentava notevoli profili di inefficienza: scarsa pubblicità dell’avviso di dismissione; poca trasparenza delle qualità degli immobili oggetto di dismissione; ricorso a un istituto ormai anacronistico come la trattativa diretta nel caso di presentazione di una sola manifestazione di interesse per ciascun immobile; mancata valorizzazione degli immobili prima di procedere alla vendita; ed infine mancata predeterminazione della destinazione dei proventi della vendita. In particolare, con riferimento a questo ultimo punto, ossia la mancata predeterminazione dell’impiego del ricavato della vendita, si corre il rischio di smantellare il patrimonio pubblico senza ottenere nessuna garanzia che i proventi della vendita vengano impiegati per ridurre il debito regionale. E, considerata la massiccia mole di nomine di dirigenti regionali pagati a peso d’oro non sorprenderebbe apprendere che la Regione Sicilia impieghi il ricavato della vendita per far fronte a laute retribuzioni o per altri fini diversi dall’abbattimento del proprio debito. L’Avv. Amato ha sollecitato l’approvazione di una legge nazionale di disciplina organica del settore della dismissione del patrimonio pubblico in senso lato, non solo statale, onde uniformare le procedure ed evitare che vi siano dismissioni eque ed efficienti e dismissioni scriteriate e sottratte a qualsiasi controllo. Una proposta di legge in materia di dismissione del patrimonio pubblico dovrebbe prevedere anche l’introduzione dell’obbligo normativo di destinare una quota del ricavato della vendita alla riduzione del debito dell’organo dismettente, altrimenti si realizzerebbe uno sperpero dei beni appartenenti all’intera collettività per futili motivi. Questo quotidiano ha seguito da vicino la vicenda della dismissione del patrimonio pubblico avviata dalla Regione Sicilia auspicando la revoca del bando pubblicato a fine settembre, alla luce delle notevoli anomalie riscontrate. Siamo in attesa di conoscere le determinazioni che la nuova Giunta Crocetta intenderà assumere in merito a questa vendita poco trasparente.

Fonte: Quotidiano di Sicilia del 10 novembre 2012