Via uno, ne arriva un altro. Senza tenere in alcun conto che anche l’ordinaria amministrazione – il minimo sindacale per un commissario straordinario – ha bisogno di una sua continuità logica. Auguri al dottor Cartabellotta per il nuovo prestigioso incarico di presidente del libero consorzio di Ragusa, ma come licatesi non possiamo accettare che il governatore Crocetta giochi sulla pelle della nostra città, tratti Licata come una scacchiera (con tutto il rispetto per il nobile gioco degli scacchi) su cui muovere le “sue pedine”.

Già la decisione del governo regionale di non far votare in autunno città commissariate come Agrigento e Licata è stata un insulto alla democrazia, al suo funzionamento, alla libertà dei cittadini di scegliere subito i nuovi amministratori. Crocetta è stato sindaco. Sindaco di Gela. E quindi dovrebbe conoscere, meglio di chiunque altro, le conseguenze di un lungo commissariamento. La vita democratica, per di più minata dall’assenza di partiti realmente organizzati, resta come sospesa, si burocratizza e si sfilaccia, i cittadini vedono le istituzioni più lontane, il vuoto di potere assume dimensioni incommensurabili, i problemi delle città restano insoluti e a quelli esistenti altri se ne aggiungono.

CARTABELLOTA-CROCETTA-GUARCELLO-DARIO-420x223Crocetta è stato sindaco di Gela: e quindi dovrebbe sapere cos’è il vuoto di potere (un commissario presente due volte al mese); cos’è una democrazia senza scettro. Nascondere tutto questo dietro ragioni di riduzione della spesa pubblica regionale è una balla che nessuno è disposto a bere. Davvero far votare le città di Licata e di Agrigento a novembre avrebbe comportato per le casse della Regione un aggravio di spesa insostenibile? O c’è dell’altro sotto? Come, per esempio, la decisione tutta politica di permettere a gruppi, movimenti, partiti vicini al governo regionale di avere più tempo, organizzarsi meglio per le prossime elezioni?

Tutto è possibile. Ma se anche fossero queste le vere recondite ragioni di una scelta  politica, d’interesse puramente politico, la presenza a Licata del commissario straordinario doveva essere quotidiana. Non saltuaria come è stata quella del dottor Cartabellotta e come potrebbe essere, se si procede sulla stessa falsariga, quella del suo successore.

L’errore è a monte dunque. Nel rendere cioè di lungo periodo, e non transitoria e breve come deve essere, la gestione commissariale di un comune. Per di più, mentre stava per conoscerne i problemi, farsi un’idea di com’è Licata, di com’è nel fondo, il commissario Cartabellotta viene destinato ad altro incarico. E questo vuol dire, signor governatore della Sicilia, mandare al macero aspettative e bisogni di un’intera città.

Gaetano Cellura