Il Laziogate, le spese fuori controllo e senza obbligo di pubblico rendiconto, si allarga, potrebbe allargarsi, a macchia di leopardo. Lo scandalo è tale che da più parti (Monti, Napolitano, la Chiesa, molti esponenti di partito) si chiede di rendere trasparente il sistema – finora opaco – dei contributi alla politica e ai consigli regionali in particolare. Di rendere chiaro il sistema dei rimborsi ingiustificati. In Sicilia il procuratore Leonardo Agueci e i sostituti Demontis e Agnello hanno aperto un fascicolo a carico di ignoti. Si tratta del fascicolo “Modello 45”, previsto dal codice per gli atti che non costituiscono reato. Anche nella nostra regione dunque ci si muove per accertare l’uso che viene fatto dei contributi pubblici alla politica, in pratica dei nostri soldi di cittadini tartassati e prosciugati. In quest’ultima legislatura l’attività dei gruppi all’Ars è costata 67 milioni, di cui 13 nel solo anno 2012. La domanda è: può una regione esangue permettersi simili spese folli per garantire portaborse, consulenti, automobili (di lusso, naturalmente), feste elettorali e perfino – come scrive Il Fatto Quotidiano di ieri – il rimborso del caffè ai deputati all’Ars? Ci sono poi le spese del governatore Lombardo. Sulle quali si concentra l’attenzione di Claudio Fava che aspira a prenderne il posto: “Lombardo ha speso 500 mila euro in un solo anno – dice il candidato di Sel e Idv – senza alcun obbligo di rendicontazione”. L’attuale governatore, ancora per poco, ha replicato che “quei soldi sono stati utilizzati per fornire aiuti concreti a soggetti particolarmente bisognosi”.