Il primo dovere dell’uomo è parlare, in democrazia. Vale per gli uomini liberi come per i partiti che perdono le elezioni. Cosa dovrebbero fare, starsene in silenzio in attesa della successiva tornata elettorale? Non esisterebbe l’opposizione, il dovere di controllo e di critica, e verrebbe cancellata per cinque anni la democrazia. Già ce n’è poca a Licata. Già si parla (e si scrive) poco visti gli spunti, per parlare (e scrivere), che pur offre a iosa la nostra mal ridotta politica. Per cui, caro Angelino Graci che fai il sindaco, se il tuo competitore del ballottaggio scorso viene intervistato ed esprime il suo pensiero sulla Giunta, sul modo come la città è amministrata, non fa altro che il proprio dovere. C’entrano poco le ferite, dal tuo punto di vista non ancora rimarginate, della ormai lontana sconfitta. C’entra poco la fascia tricolore che con un atto di grande generosità vorresti fargli indossare, prestandogliela per qualche giorno. C’entrano poco le tue previsioni odierne sull’esito della prossima campagna elettorale. Mi siete amici tutti e due: e quindi, caro Angelo Graci, non scambiare questa mia nota per una sua difesa o per una presa di posizione a favore del tuo competitore di ieri. Che, tra l’altro è avvocato, lo fa anche bene, e sa difendersi da solo: certamente meglio di quanto possa farlo io che non lo sono. A me interessa solo la democrazia, il libero confronto, le sue regole, le critiche e le repliche nell’interesse della città e del suo bene comune. A me, e a tutti credo, interessa un confronto politico sereno. Licata, nelle condizioni in cui si trova, non può farne a meno. Ti ho ascoltato oggi in televisione, caro Sindaco, e si vedeva che smaniavi dalla voglia di rispondere alle critiche (e alle proposte, per te sbagliate) del giorno primo, sull’emergenza rifiuti. Un fiume in piena impossibile da arginare, una vis polemica che non ti conoscevo. Noto tuttavia, quando mi capita di ascoltarti, che tendi più a fare lo storico che il sindaco. Parli più del passato che del presente. Dei debiti che dici di aver trovato e che non sono colpa tua. E ora anche della vecchia campagna elettorale e dei suoi strascichi ancora vivi, secondo te. Cerca invece di occuparti, più di quanto pure ti occupi (nessuno lo nega), del presente. La fascia tricolore è ancora tua e degli assessori da te delegati a metterla, caro Angelino. Non si può dare a chi non amministra la città. Nemmeno per celia. Ma il diritto di critica e di proposta politica è ancora legittimo a Licata. E devi accettarlo serenamente.

Gaetano Cellura