In tempi di Coronavirus, oltre a distanziamento sociale e lockdown, un altro dei concetti più gettonati è didattica a distanza. Scuole, insegnanti e studenti si sono adeguati. Abbiamo chiesto a tre docenti come sta andando.

“Consapevole che niente può sostituire appieno la didattica in presenza sia da un punto di vista formativo che socio- relazionale io, così come moltissimi colleghi, con grande professionalità e serietà ci siamo prontamente attivati per far fronte all’emergenza, garantendo lo svolgimento di percorsi di apprendimento significativi, evitando l’isolamento dei nostri alunni e stimolandone la motivazione – ci dichiara Tiziana Alesci del Comprensivo Marconi – considero la didattica a distanza il mezzo per contribuire con senso del dovere, a servire il mio Paese, il modo per garantire il diritto all’istruzione. Non è semplice né per noi insegnanti né per alunni e genitori, soprattutto per le fasce più deboli, ma nessuno va lasciato indietro ed è per questo che tutti quanti ci siamo rimessi in gioco, autoformandoci e collaborando con spirito di squadra e disponibilità, risolvendo molte difficoltà che sono sorte e raggiungendo ad oggi buoni risultati. Mi mancano i miei alunni, non potrebbe essere altrimenti, per questo ritengo fondamentale mantenere con loro quel contatto educativo e affettivo in cui, oggi a maggior ragione, ho sempre creduto”.

Didattica a distanza anche alle superiori. “Tra non poche difficoltà di ordine pratico, noi docenti ci siamo ritrovati a dover gestire video-lezioni, creare classi virtuali, ricercare in maniera spasmodica la piattaforma più semplice tra le varie open source disponibili, mettendo a sistema ogni sorta di esperienza personale – afferma Laura Pintacrona del Fermi – la costruzione dell’ambiente di lavoro è stata confortata però dal fall-out sui nostri alunni che, dopo i primi momenti di smarrimento, si sono messi subito in gioco per affrontare insieme ai loro docenti questa grande sfida. Posso affermare che uno dei lati positivi della DaD è certamente la risposta positiva e la ricaduta stessa sui ragazzi che, in un momento così difficile, non si sono sentiti abbandonati e, seppure attraverso un display, hanno continuato in quella che era la loro “normalità” scolastica. Che la DaD sia l’unica forma di docenza possibile al momento è un dato di fatto, ma solo il tempo sarà a decidere se sia stata la migliore oppure no”.

Dello stesso avviso anche Laura Scaglione, docente d’inglese del Trinity College. “La pandemia ha colto tutti un po’ impreparati, ma ci siamo dovuti adeguare, in qualche modo, alle nuove modalità di insegnamento. Dopo un momento iniziale di perplessità, ci siamo immediatamente attivati con la didattica a distanza, con un riscontro positivo da parte dei nostri alunni. L’apprendimento di una lingua, sappiamo bene, non avviene solamente attraverso lo studio della grammatica, ma soprattutto con la comunicazione a tutti i suoi livelli, e le skills coinvolte sono listening, speaking, reading and writing (ascolto, parlato, lettura e scrittura). La chiave di apprendimento, appunto, deve andare oltre agli esercizi ed alle produzioni scritte, ma deve concentrarsi soprattutto sulle capacità verbali. Per fare questo, whatsapp ci sta molto aiutando, perché attraverso messaggi vocali, videochiamate, possiamo “monitorare” in maniera costante i nostri alunni, per avere una comunicazione efficace”.