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Sono anni che non c’è opposizione in Sicilia. E sono anni, nel finto gioco dell’alternanza, che non c’è una vera opposizione in Italia. Confluendo nel Pd, la sinistra ha perso non solo la sua identità storica ideale, per cui si aderiva al partito o ci si riconosceva in un’area politica di cambiamento del paese. Ha perso anche la capacità, che prima senza dubbio aveva, di governare i processi dall’opposizione. E di monitorare e capire certi fenomeni degenerativi della società e della politica.

Possibile che nessuno si accorga più di niente in tempo utile? Per esempio del vulnus al diritto internazionale e alla Convenzione di Ginevra inferto dal caso Kazakistan, anche questo (come le divisioni sulle vicende giudiziarie di Berlusconi) forse uno dei prezzi da pagare alle larghe intese. E possibile che in Sicilia nessuno si è accorto del “sistema Giacchetto” e di come sono state gestite la comunicazione, la pubblicità e i fondi di Bruxelles per i grandi eventi? Possibile che nessuno presti attenzione agli affari d’oro intorno allo smaltimento dei rifiuti, alla perenne emergenza in cui l’Isola vive a causa di discariche vecchie e pure sature e alle ragioni del ritardo nella raccolta differenziata?  Il Veneto è già arrivato in questo genere di raccolta all’ottanta per cento e noi siamo fermi al dieci.

Un partito che non osserva, non si interroga, non prova a spiegare certi fenomeni ne diventa complice. Stando al governo o stando all’opposizione. Con la partecipazione al governo Lombardo il Pd siciliano si è preclusa ogni aspirazione a diventare soggetto politico di cambiamento. E lo stesso ha fatto sostenendo prima il governo Monti (oggi Epifani riconosce, con un’abile metafora, che quel governo ha nascosto la polvere sotto il tappeto) e poi le larghe intese con Berlusconi.

Giustamente Fabrizio Barca, in giro per l’Italia e in visita ai circoli del partito per diffondere il proprio documento, si chiede “che cos’è il Pd”. Dice al manifesto che vuole scatenare nella base e nei gruppi dirigenti, anche territoriali, l’idea che “alcune cose di questi anni sono sbagliate e bisogna farne altre”. Punta il dito sulla carenza di confronto  sulla cultura politica, sul rapporto del Pd con gli intellettuali e con i tecnici, con i codici di conoscenza del paese e sul deficit di autorità quando è al governo. Cose che ne spiegano l’insuccesso ventennale.

E allora? Allora è chiaro che un Pd così non serve all’Italia né alla Sicilia. A meno che non si vogliono considerare Letta e Crocetta come espressioni del cambiamento. Venga anche a Licata Barca durante il suo tour. Potrebbe aiutare anche noi a capire meglio perché la sinistra qui non vince da vent’anni.

Gaetano Cellura