Il messaggio passato in questi anni, merito dell’anomalia democratica di Licata, è il seguente: dei consigli comunali si può fare a meno. Ad ascoltare il sindaco Graci, se non ci sono, si amministra meglio. E dunque: in tempi di tagli alla spesa perché non pensare a eliminarli? Eliminarli tutti? Liberare la democrazia locale della loro ingombrante presenza? Ci pensi pure il governo dei tecnici. Ci pensi pure Bondi, che ha tagliato più di quanto era possibile tagliare. Pensiamoci tutti a una democrazia priva di un suo importante potere di controllo e di opposizione. Pensiamoci tutti a una democrazia contrassegnata dal solo potere esecutivo. Bando alla provocazione, è (se ci riflettiamo) davvero questo il messaggio che la nostra città ha mandato all’Italia e al mondo. Una giunta rimasta in carica – e già sono quattro anni – dopo le dimissioni dell’intero consiglio comunale. Un sindaco che espleta il proprio mandato, indifferente alla mutilazione della democrazia. Una discutibile, antidemocratica legge in vigore solo in Sicilia glielo ha consentito, e lui ne ha approfittato con i vari assessori nominati, senza mai tenere conto che democrazia vuol dire divisione dei poteri. Poteri che si controllano l’un l’altro. Una città che ha assistito e assiste indifferente a una simile anomalia, sino alla scadenza naturale del mandato del Sindaco, non è degna di essere democraticamente amministrata. È solo degna d’essere commissariata. Oggi e anche domani, considerata la nostra indifferenza.

Gaetano Cellura