Homepage L'opinione Le nostre leggi tra porti chiusi e aeroporti aperti

Le nostre leggi tra porti chiusi e aeroporti aperti

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Non so se è più grave lasciare i migranti in mezzo al mare, come fa Salvini. O rispedirceli con gli aerei, e dopo averli sedati e legati, come fa la Germania. Se è più grave chiudere i porti oppure, in questo caso, aprire gli aeroporti. Quello che so è che siamo (l’Europa è) in piena bancarotta etica. Sono pochi ormai quelli che esercitano il diritto alla disobbedienza: in generale questo diritto l’abbiamo smarrito e non lo troviamo più. Per cui tutti obbediamo ciecamente ai codici e non riflettiamo sulla giustezza delle leggi.

Esiste il Trattato di Dublino, cui si richiama la Germania, ed esiste il decreto sicurezza bis con cui Salvini vuole impedire altri sbarchi. Ma esiste anche, se non soprattutto, un sentimento che si chiama umanità. Ed esiste il diritto delle genti. Lo dico senza fare del buonismo (non mi appartiene) e consapevole che non possiamo accoglierli tutti. Consapevole per di più che, in base alle assurde regole del Trattato di Dublino, l’Italia è sul fronte immigrazione il paese più penalizzato avendo il mare come confine. Ma pure a prenderle per buone queste regole, che impongono determinati doveri al paese di prima accoglienza, vi sembra giusto sedare e ammanettare gli immigrati cosiddetti clandestini e rispedirli con gli aerei (quasi 1200 da novembre a oggi) in Italia, da cui sono scappati, come ha fatto la civile Germania della Merkel? Non è su questo, più che sull’economia, che sta saltando, è già saltata credo, la più elementare idea d’Europa unita? E cioè sul fatto che questa gente in fuga dalla miseria non la vuole proprio nessun paese dell’Unione?

La cosa più stupida che possiamo fare è buttarla in speculazione politica, vedere nei respingimenti tedeschi la sconfitta di Salvini. Che ha fatto poco – sia chiaro – per trovare davvero una soluzione al problema. Il problema si risolve cominciando a cambiare il Trattato di Dublino. Si risolve con la politica, non con la propaganda. Ma lo stesso sdegno che proviamo per certe sue decisioni, proviamolo ora anche per la Merkel. E per sistemi – di violenza, sedazione e manette agli immigrati – simili quasi a quelli dei lager libici che tanto, e giustamente, condanniamo.

Come cittadini, ritroviamo un certo rapporto responsabile con le leggi e con i trattati. E se non sono giusti – come il Trattato di Dublino – gridiamolo forte, disobbediamo: affinché chi governa l’Italia, la Germania e quest’Europa degli egoismi nazionali, possa sentirci e rispondere alle nostre riflessioni sulla disobbedienza come diritto. Perché siamo cittadini e non sudditi. E se leggi o trattati superano i limiti della costituzionalità o peggio ancora dell’umanità abbiamo il diritto di non accettarli. Di chiederne la revisione.

Gaetano Cellura