Ci chiediamo a cosa servono tutte queste agenzie inutili della Regione siciliana e segnatamente quelle per la gestione dei rifiuti e per la protezione dell’ambiente se nei momenti d’emergenza, come quello drammatico che sta vivendo Licata, non sono di alcuna utilità e se non sono nelle condizioni di far scattare dei piani di intervento e di protezione. È all’ Agenzia regionale dei rifiuti che si è rivolto il commissario liquidatore della Dedalo ambiente per denunciare il caso Licata. Un comune insolvente, come gli altri del consorzio ATO AG3, una grave situazione debitoria della stessa società d’ambito che ha visto i propri conti bancari bloccati dai decreti ingiuntivi delle ditte creditrici, tra cui la ditta Catanzaro proprietaria della discarica di Siculiana dove i rifiuti vengono conferiti, e impossibilitata per il divieto di accesso ai propri conti bancari a pagare il carburante per la circolazione dei suoi autocompattatori adibiti allo svuotamento dei cassonetti e dei marciapiedi vicini stracolmi di spazzatura non raccolta. Licata ha vissuto altri momenti come questi, ma dopo tre o quattro giorni la raccolta è ripresa e la situazione è tornata alla normalità. Ma si è trattato sempre di soluzioni provvisorie che hanno solo aggravato un problema – di liquidità delle casse comunali e di quelle della Dedalo oltreché di totale inefficienza del servizio di pulizia della città – la cui soluzione definitiva è sempre parsa lontana. A causa di una gestione delle risorse che vorremmo dire allegra, ma che preferiamo dire discutibile; e di ritardi, sottovalutazioni, responsabilità dirette dell’esecutivo licatese e di quelli degli altri comuni consorziati. Tutti, chi più chi meno, indebitati con l’Ato AG3. Tutti, chi più chi meno, insensibili a una situazione rifiuti che doveva sempre essere al centro dell’agenda giornaliera e che è stata invece, di crisi in crisi, lasciata andare alla rovina. Nel frattempo ai cittadini venivano notificate cartelle Tarsu con il massimo dell’aumento consentito, quasi fosse loro la colpa del pessimo funzionamento del servizio e del fallimento generale della politica dei rifiuti in Sicilia e nella provincia di Agrigento in particolare. La notte scorsa si è verificato il rogo dei rifiuti da parte di qualche irresponsabile che aggiunge danno al danno. Il fuoco ha sollevato nubi tossiche in vari punti della città e in alcune zone di villeggiatura. Anche questo, prima o poi, c’era da aspettarselo e bisognava prevenirlo intensificando i controlli. L’odore nauseabondo dei rifiuti di cui Licata è invasa misto all’odore tossico dei roghi. È questa la dimensione odierna della città a vocazione turistica. È questa la situazione di una città tradita dalla politica a tutti i livelli, da quello amministrativo a quello di controllo e di denuncia del commissario straordinario, a quello di chi rappresenta partiti e correnti politico-clientelari, a quello di chi nella giunta e nel consiglio provinciale la rappresenta e percepisce pure lo stipendio. Nessuno ci  mette la faccia. Tutti, anzi, mostrano una faccia innocente e scaricano sugli altri le responsabilità. Il sindaco e l’assessore Avanzato sulla Dedalo, quanti fanno politica nelle altre istituzioni sulla giunta comunale, quasi il problema dei rifiuti a Licata non fosse così grave e annoso da rendere ognuno – e ci metto anche noi cittadini – responsabile e corresponsabile. Ma è soprattutto il sindaco e il suo nuovo vice che in questo momento devono scendere in campo e guidare la protesta di una città umiliata, offesa e sconfitta. E anche se è vero che certe sconfitte e umiliazioni se l’è proprio volute, dirlo ora non ha senso. Perché questo è il momento di fare quadrato, essere uniti di fronte all’emergenza ambientale. Di fronte all’immondizia che ci ha invaso e ai suoi nocivi roghi notturni. Un sindaco degno di questo nome parla alla città, mostra di essere il primo cittadino umiliato da questa situazione. Soprattutto ha il dovere di chiedere scusa ai propri concittadini e di attaccare duramente una politica regionale dei rifiuti fallimentare sin dal primo momento. Da quando cioè con la sciagurata decisione di dar vita agli Ato, avviando una falsa privatizzazione del servizio, ha reso molte città della Sicilia pattumiere a cielo aperto.

Gaetano Cellura