copertina libroTi coinvolge il verismo-realismo di questa opera e nell’alzare lo sguardo al presente è come cogliere una lucida visione effimera e veritiera di incongruità, sul fatto che oggi siamo qua a discutere delle stesse cose.
Nel narrare di quella civiltà dei contadini, di quella Sicilia rurale, si dice qualcosa di più, si mettono a raffronto due realtà, quella di un’epoca poi non tanto lontana e quella presente del lettore di oggi.
È uno scorrere di frame nella mente. Sono cambiati gli scenari.
Oggi viviamo in un mondo globalizzato, più complicato, ove l’economia di uno Stato e la sottomissione totale ai mercati mondializzati ignorano le ragioni dei popoli.
Lo sfondo di ieri, che si narra nel libro, resta intatto al presente sul tema delle diseguaglianze, della discriminazione, sulla giustizia sociale, sulle mafie, evolute da quelle terriere a quelle dei colletti bianchi, delle mazzette, dei flussi migratori al sistema di mafia-capitale.
La riflessione è di un legame mai spezzato della condizione umana del più debole dentro una società e in un’altra società.
Avvincente la narrazione di Cellura, semplice incisiva evocativa, quando dice di altro e del carretto; lì il pensiero va alla TAV, ad un uscire di scena di tutto un novecento e una parte di fine ottocento:
– il vento delle idee liberali risorgimentali e del socialismo nascente di Karl Marx, del Manifesto di Engels, del movimento operaio, della lotta di classe, che approda oggi
1] ai Podemos, ai Tsipras, ai Renzi, ai Grillini;
2] a un anacronismo di destra, di sinistra risolte in populismo dentro un Fiscal Compact che incombe sulle finanze di uno Stato, privato di parte della sua stessa sovranità;
3]a uno spazio di protesta che parte dai Bernardino Verro ai fasci siciliani e di poi fino ai giorni nostri, che cambia e che cambia nella sua natura e nelle sue premesse, ove la speranza resta immutata così come l’illusione.
urso-angelo_2Una fotografia, “Le stoppie del feudo”, che mostra le diverse nebulose che sono transitate nelle vicende dispiegate e legate a una condizione sociale, economica, politica del tempo.
Si scorge l’abito mentale e culturale di condiscendenza a un costume e alle sue degenerazioni dentro un sistema socio-politico-economico, ove su questa base si costruisce la coscienza sociale dei più e l’elemento di rottura di un’altra coscienza, consapevolezza , quella dei Bernardino Verro, Turiddu Carnevale, Placido Rizzotto, eccetera.
Una serie di fotogrammi della Sicilia rurale baronale-borghese postunitaria:
-il simbolismo del riscatto nei picciotti di Garibaldi dalla propria condizione, che richiama subito Bronte, il nuovo fiscalismo piemontese in terra di Sicilia, la coscrizione obbligatoria fino a pagare l’acqua che i siciliani bevevano a chi aveva portato più fame; il sentimento popolare diffuso di aggiungere a una disgrazia altre disgrazie nel cambiare verso l’italianità…etc..
– il simbolismo dei Bernardino Verro, Palcido Rizzotto, Turiddu Carnevale, contro i soprusi di una condizione di vita, di ristrettezza, di povertà fino ai Fasci siciliani e a dopo, che richiama il separatismo e le ragioni di un’autonomia regionale siciliana.
– l’autonomia della Sicilia, che si risolve nella mortificazione di una sovranità assente e che trapassa ancora una volta in altre baronie e feudi:
con la gestione politico-privatistica di interi apparati pubblici, dalla cultura a quella della gestione dell’acqua e dei rifiuti, a quella del consociativismo imprenditoriale degli appalti e sub appalti, di un sistema sbagliato, spesso di corruzione, viziato dall’alto, la cui mentalità, si propaga verso la base fino a impregnare le realtà locali.
Ora non c’è più traccia della civiltà dei contadini, è l’epoca dei tablet e di internet che ha trasformato e modernizzato il modo di vivere e il costrutto della società stessa cambiato da rurale, pre-industriale -post industriale tecnologica e multietnica.
L’evoluzione delle idee e i fallimenti delle ideologie comuniste hanno centralizzato e ideologizzato il ruolo del governo di uno Stato come governance di un’ economia in mutamento e in necessario equilibrio con l’efficienza dei mercati globalizzati, che nessuno controlla.
Questa è la base di una nuova diversa coscienza sociale, di una cultura diversa nelle interazioni con la mondializzazione, da cui dipendono i flussi e i reflussi del livello di diseguaglianze sociali.
È un capirci sempre di meno, se è il fallimento di un governo o quello di un default dei mercati la causa di un male che ha cambiato abito e palcoscenico.
Il modello dello spartiacque di una conflittualità sociale tra baroni, feudi e popolo, come nei racconti di Gaetano Cellura, è più accessibile alla mente e ne conserva il sapore di cogliere il senso e il valore delle contrapposizioni.
Oggi è difficile accedere a una visione così distinta come per il passato, quando anche tutte le ideologie si sono liquefatte; pare che nemmeno le idee sono più le nostre, controllate, monitorate da chi è al vertice di una scala sociale, e partorite dalla televisione, dai giornali, che sono espressione di questa.
Resta centrale e attuale il core della questione sul tema dei soprusi, delle diseguaglianze, della discriminazione e della giustizia sociale, che riguarda:
-il rapporto tra capitale e lavoro, tra forze economiche e sociali mondializzate;
-la concentrazione del capitale, che va a vantaggio di chi sta in alto e a svantaggio dei più, sostenuto da norme sociali, istituzionali e politiche;
-la politica che viene a configurare il quadro della legalità di decisioni , che vanno a beneficio di un certo gruppo e a spese di altri.
– l’ineguaglianza delle opportunità di accesso in un mondo reale della cultura e del lavoro, espressione di un monopolio politico-sociale-istituzionale.
Norme e leggi:
-che consentono un grande margine di discrezionalità nell’elargire compensi e bonus esagerati ad alcune categorie di vertice, ad alcuni burocrati fino ad alcuni barbieri, uscieri e quant’altro nella veste di “servitori dello stato”, ad alcuni staff manageriali di aziende pubbliche e private;
-che danno una protezione legale su questi rendimenti a fronte di dovere licenziare lavoratori, chiudere aziende, tagliare servizi , mettere a disagio intere popolazioni, chiudendo punti nascite etc., fino a impedire una organizzazione sindacale ai giovani assunti con il Jobs Act.
Il livello discriminatorio delle diseguaglianze è la misura delle divisioni di una società e di una società globalizzata e al tempo stesso una minaccia alla stabilità e alla sua crescita, che diventa circolo vizioso.
È la chiave di lettura di un mediterraneo in rivolta alla ricerca di un ordine nuovo; è la chiave di un malessere della nostra società civile divisa e indifesa verso una contrapposizione invisibile e che mostra impotenza nel raddrizzare alcuni torti visibili, quando anche i momenti di indignazione popolare e i referendum si risolvono in una fiction.

Angelo Urso