Un segnale a chi? Giuseppe Antoci non ha dubbi: “Un segnale forte e chiaro a certi ambienti” dice ai microfoni di Radio 1. Il suo incarico di presidente del Parco dei Nebrodi sarebbe scaduto fra sei mesi. Perché, con la scadenza ormai vicina, inserirlo con tanta fretta nello spoil system del nuovo governo di centrodestra?

Con lui vengono sostituiti tutti i vertici del sottogoverno nominati da Crocetta. Passi pure per gli altri. Ma Antoci non è un manager qualunque. Due anni fa ha subito un agguato e vive con la scorta. Sotto la sua presidenza, il Parco ha raggiunto buoni risultati e un gran pezzo di territorio fra i più belli del mondo è stato rimesso in moto. Il Protocollo da lui redatto per il Parco è stato recepito dal nuovo Codice Antimafia e ora applicato in tutta Italia.

E dunque proprio perché non è un manager qualunque, il governatore Musumeci (peraltro ex presidente della Commissione regionale antimafia) non doveva liquidarlo in quattro e quattr’otto. Nel caso di Antoci non è semplicemente un manager dell’altra parte politica che viene destituito/sostituito, ma un uomo delle istituzioni. Grazie al suo Protocollo, c’è oggi una legge dello Stato che salvaguarda le aziende agricole dalle pressioni mafiose e permette solo a quelle oneste di accedere ai fondi europei.

Se vogliamo dirla tutta, nemmeno il Pd (di cui l’ormai ex presidente del Parco dei Nebrodi fa parte) si è comportato bene con lui. Poteva candidarlo alle elezioni del 4 marzo. E invece in Giuseppe Antoci il Pd di Renzi (e di Faraone, in Sicilia) ha visto soltanto il politico di un’altra corrente.

Gaetano Cellura