2014-11-15 11.10.51L’assemblea di sabato ha rilanciato con forza il movimento contro le trivelle. La partecipazione convinta, attiva e propositiva delle varie componenti sociali della città ha consentito di definire una strategia comune per le iniziative che verranno intraprese da qui a breve. La limitata quantità degli idrocarburi estraibili, una ricaduta occupazionale addirittura negativa per i danni arrecati a pesca e turismo, e i rischi, non valutati dalla VIA, connessi a potenziali incidenti rilevanti, hanno costituito il punto di partenza per una discussione che ha toccato molti temi, tra i quali la mancanza di una reale strategia, non solo energetica, per lo sviluppo del territorio. Tra i vari interventi, la rappresentanza del Comitato di Gela ha evidenziato come l’accordo sullo stabilimento, sottoscritto il 6 novembre al MISE tra ENI e sindacati, sia stato male accolto da molti lavoratori della raffineria e da buona parte della popolazione. L’investimento promesso, infatti, è sostanzialmente legato alle trivellazioni (per il 75%) e tale circostanza non fornisce sufficienti garanzie occupazionali. Inoltre non sono previsti i necessari investimenti per le attività di bonifica e risanamento. Ulteriori interventi hanno posto l’attenzione sulla rilevanza del patrimonio archeologico sommerso e sul fatto che un aumento della quantità di ritrovamenti, possibile anche con la collaborazione della marineria, potrebbe rendere evidente all’opinione pubblica mondiale quale scempio si stia per perpetrare nei confronti di un mare che contiene tracce storiche di valore inestimabile. La comunità dei pescatori ha rimarcato come 015-_MG_9664le trivelle rappresentino una minaccia potenzialmente devastante per la sopravvivenza del comparto. Già la sola realizzazione del gasdotto, infatti, impedirebbe il passaggio delle imbarcazioni. La progressiva scomparsa dei banchi di Posidonia nel tratto tra Licata e Gela e le morie di pesci verificatesi, costituiscono uno degli effetti delle nocività prodotte dalle modalità con cui ENI ha gestito i processi industriali di estrazione e raffinazione. La convergenza tra i diversi territori, tra i lavoratori dei vari comparti, tra ambientalisti e singoli cittadini preoccupati dall’impatto sociale ed economico delle trivellazioni, ha costituito, per l’assemblea, un punto fermo e irrinunciabile, così da ritenere indispensabile continuare nel percorso di aggregazione intrapreso. Da questo punto di vista risulta essenziale l’interconnessione con le altre lotte territoriali, a partire da quella No MUOS, ma anche NO TAV, contro le raffinerie inquinanti, e con tutta la rete di realtà di lotta che possano consentire una condivisione della rivendicazione locale a livello nazionale. Sono state, infine, approvate una serie di proposte operative sulle prossime attività. In particolare, sarà avviata una campagna per la pozzi in fase di autorizzazionesensibilizzazione e il coinvolgimento diretto degli operatori della ristorazione e del turismo. A tal fine si è convenuto di contattare singolarmente tutte le realtà che operano in città per condividere obiettivi e iniziative. Si è inoltre concordata l’elaborazione di una piattaforma per il rilancio del territorio, nella convinzione che debba essere colta l’occasione della mobilitazione contro le trivelle per esprimere, tutti insieme e dal basso, i reali bisogni dalla comunità, basati su un’idea alternativa di sviluppo. In ultimo, è stata deliberata l’adesione all’iniziativa di mobilitazione regionale in via di definizione. Con l’occasione, e a rischio di apparire inutilmente ridondanti, si ribadisce che il Comitato No Trivelle di Licata è apartitico e distante da qualsivoglia logica elettoralistica. Per partecipare occorre un impegno individuale e, pertanto, in nessun caso potrà essere accettata l’adesione di partiti o liste elettorali.