vincenzoconsoloIeri era il terzo anniversario della morte di Vincenzo Consolo. Prendo i giornali ieri e sono sicuro che ci sarà un ricordo dello scrittore siciliano. Inizio da “Repubblica” e sfoglio le pagine culturali: niente. Beh non esageriamo, sicuramente l’articolo sarà nelle pagine siciliane; neanche un rigo. Mi dico che questi giornali a tiratura nazionale sono distratti dall’elezione del Presidente e non si possono occupare di scrittori sicilani morti da tre anni. Sicuramente i giornali regionali non possono non parlare di Consolo. Con rinnovato ottimismo apro “La Sicila”: niente. Comincio a preoccuparmi. L’ultima speranza è “Il Giornale di Sicilia”: con affanno cerco le pagine interessate e neanche lì un minimo accenno. Nemmeno la sua terra si è ricordato di lui. Eppure non era uno sconosciuto. Aveva scritto libri che parlano della Sicilia.
Non era uno scrittore facile da leggere, per il suo lavoro sulla lingua, un misto tra italiano e un siciliano che ormai non si parla più; un lavoro che, per certi versi e con le dovute proporzioni, ricorda quello dell’insuperabile Gadda. Consolo non frequentava salotti nè programmi televisivi: era un personaggio schivo, riservato uno studioso come i suoi maestri, Leonardo Sciascia e Lucio Piccolo. Il sorriso dell’ignoto marinaio, Retablo, Le Pietre di Pantalica, Nottetempo casa per casa ed altri libri ancora la sua opera. Forse Consolo aspirava a quello che per Borges era il massimo a cui si può ambire: l’oblio.

Sebastiano Federico