zambuto-marco1Perché “anima in pena”? Così l’ha definito il senatore D’Alia, leader dell’Udc siciliana, augurandogli che il Pd di Renzi sia, per Marco Zambuto, davvero l’ultimo, dopo tanti altri, suo approdo politico. E se fosse soltanto un ritorno alle origini, senatore D’Alia?
Nel 2007 Zambuto diventò sindaco di Agrigento per la prima volta guidando proprio un’alleanza di centrosinistra. Allora riuscì a unire culture politiche diverse e a vincere contro Cuffaro e Alfano nella Città dei Templi. Cosa tutt’altro che semplice visto il potere dell’uno e dell’altro. Ora ha deciso di percorrere una strada per lui nuova. Ma nuova fino a un certo punto. Perché nel Pd a vocazione maggioritaria di cui parla Renzi e di cui parlava Veltroni nel 2008, arrivando al 34 per cento dei consensi, c’è un po’ di quel vecchio progetto, di quell’alleanza tra culture diverse che permise all’ex democristiano Marco Zambuto di diventare sindaco di Agrigento.
Ha incontrato Renzi a Comiso e ha preso questa nuova decisione. Motivato dall’aria favorevole che si respira attorno ai sindaci e a ciò che rappresentano sul territorio per i cittadini. “Attorno a Matteo – dice – in un’intervista a Repubblica – c’è una squadra di sindaci che sono le antenne sullo stato del Paese”. E aggiunge: “Spero che la mia presenza possa essere un ulteriore contributo”.
Il senatore D’Alìa non l’ha presa bene e ha affidato a Twitter il proprio commento. Ma qualcosa di positivo c’è in questa alleanza di giovani sindaci che vogliono cambiare l’Italia dal basso.
(g.c.)