di Gaetano Cellura – Sono anche arrivati, e c’era da aspettarselo, toni da giudizio universale, da scontro finale tra il popolo di Dio e il sempiterno “asse del male” che lo minaccia. E vengono  direttamente dal ministero della guerra americano. Questo per dire che la religione c’entra nella guerra all’Iran sciita. Chi pensa che oggigiorno religione e politica non vanno a braccetto, si sbaglia. La politica in America e in Israele è nelle mani delle destre estreme – e la sionista è la più pericolosa di tutte. Il disegno generale, in quella parte di mondo, è di regolare i conti una volta per tutte con l’Islam sciita. E non solo dal punto di vista economico, geopolitico e militare. Trump c’entra, con la sua apparente follia, ma prima di lui c’entrava Biden. E quell’America che sempre fa le guerre, non le perde mai, ma le abbandona spesso. Lasciando rovine e miseria, problemi irrisolti e aree del mondo destabilizzate e nel caos. Neonati che a Gaza muoiono per il freddo, una scuola femminile rasa al suolo a Teheran e le ragazze uccise. Eppure, una soluzione diplomatica poteva esserci: i patti di Ciro, l’equivalente dei patti d’Abramo con le petromonarchie arabe.

Ma l’Iran non è la stessa cosa. L’Iran, per quanto oscurantista sia il suo modello politico, è l’unico baluardo contro l’eterno Israele e contro l’americanizzazione del mondo. Poteva esserci un dialogo con la teocrazia sciita – i patti di Ciro, appunto – prima di ricorrere alle bombe. Favorire un terzo polo nella società iraniana distante sia dalla base sociale, ancora forte, degli ayatollah, che dai monarchici di Pahlevi. Un terzo polo, laico e riformista, in grado di garantire la transizione democratica in Iran e l’emancipazione delle sue donne, le vere vittime di un regime oppressivo e oscurantista. Con le bombe si fa prima. Ma non si stabilizza poi un paese grande come l’Iran senza aver preparato il dopoguerra. Questo è purtroppo l’Occidente: la Stagione all’inferno delle destre estreme che plaudono al presidente americano. Non ci resta che Sanchez. Ma sappiamo che non basta.