Non per caso la politica licatese ha dato segnali di risveglio negli ultimi giorni. Con prese di posizione, sui rifiuti in particolare, una successiva all’altra. E con la costituzione della sede di Fratelli d’Italia. Siamo a un anno dalle elezioni comunali e a soli tre mesi dalle Regionali. Elezioni queste ultime dal cui esito possono dipendere, e sempre sul piano dell’andamento e del risultato, anche quelle del giugno 2023. La riconferma di Carmelo Pullara all’Ars sarebbe un inevitabile viatico per il sindaco e per la coalizione che l’onorevole sosterrà l’anno prossimo e un obbligo a rincorrerla per tutte le altre.

Comunque sia e comunque vada, il risveglio politico c’è. Ed è meglio di niente. Anche se si verifica solo in determinati momenti e dovrebbe essere, al contrario, fatto di ogni giorno, vigile sguardo – costante, ripetitivo e critico sino alla noia – sul governo insoddisfacente della città e sulla generale, ormai da anni, assenza di politica. A tutti i livelli. Dai partiti sempre più liquidi quando non proprio inesistenti, motori spenti dall’ordine neoliberale, al sindacato e all’associazionismo ridotti a simulacri del tempo passato, privi d’iniziativa politica, di passione civile e (nel caso del sindacato) della determinazione a difendere gli interessi dei lavoratori più deboli e meno tutelati, le maggiori vittime della globalizzazione mercatistica, e tartassati per di più dagli aumenti di luce e gas e dall’inflazione all’8%. Cause e condizioni che, come abbiamo visto nelle più recenti elezioni, favoriscono l’assenteismo.

I punti focali del ritorno all’impegno politico, al suo carattere di denuncia hanno riguardato innanzitutto l’amministrazione della città. I finanziamenti pubblici persi in questi anni, più volte rimarcati dall’ex sindaco Angelo Biondi, e in particolar modo la situazione dei rifiuti urbani che non trova soluzione nonostante l’impegno del vicesindaco Montana. Certo, le inefficienze in questo settore sono evidenti. Com’è evidente il randagismo (pericolosa la presenza di numerosi cani all’ingresso della spiaggia di Marianello). Ma se la raccolta differenziata, ormai estesa a tutti i quartieri, ancora non funziona è anche per colpa nostra. Siamo noi cittadini a depositare i rifiuti per le strade e a obbligare gli operatori a un costoso lavoro supplementare per toglierli. Costi che poi gravano ancora di più sulla Tari.

Insomma, la politica c’entra, a Licata e ovunque, se la vita è diventata povera e grigia per quello che una volta era chiamato ceto medio. Ma c’entrano anche la nostra incuria, indelicatezza, la nostra (chiamiamola con il suo vero nome) inciviltà se per primi offendiamo la bellezza e il decoro della città. Sporcandola. E da questo punto di vista la decadenza licatese pone anche noi sul banco degli imputati. Forse l’appello di Angelo Vincenti alla classe politica, a remare tutta insieme nella stessa direzione per l’interesse di Licata è un segnale di risveglio un po’ tardivo: visto lo stato della città e ammesso che l’appello venga accolto. Ma cos’altro si può fare?

Gaetano Cellura