“Il dato emerso dalle urne nella provincia di Agrigento sul referendum per la separazione delle carriere consegna un messaggio politico inequivocabile: con il 60,14% di No contro il 39,86% di Sì, i cittadini hanno respinto con forza un tentativo di riforma che avrebbe minato l’equilibrio della nostra democrazia”.
Lo dichiara l’onorevole Angelo Cambiano, deputato del Movimento 5 Stelle, commentando l’esito della consultazione referendaria nel territorio agrigentino.
“Questo risultato – continua l’esponente pentastellato – assume un valore ancora più profondo se letto alla luce di certe dinamiche nazionali. Abbiamo ascoltato con sconcerto le parole del deputato di Fratelli d’Italia, Aldo Mattia, che in occasione della campagna per il ‘Sì’ non ha esitato a invitare pubblicamente a utilizzare il ‘sistema clientelare’. Ebbene, la risposta della nostra provincia è stata una lezione di civiltà: quando i cittadini sono chiamati a esprimersi su temi di principio, la logica del favore non funziona. Agrigento ha dimostrato di non essere terra di conquista per chi pensa di orientare il voto con vecchi metodi, scegliendo invece la tutela della legalità e dell’indipendenza giudiziaria”.
L’onorevole Cambiano prosegue poi con una riflessione interna al proprio gruppo politico: “Tuttavia, questo voto deve imporci anche una riflessione seria e senza sconti. Come Movimento 5 Stelle di Agrigento, dobbiamo avere l’onestà di ammettere che negli ultimi anni è mancata la necessaria credibilità. I risultati deludenti delle scorse amministrative parlano chiaro: se i cittadini non hanno premiato il nostro gruppo, significa che è mancato qualcosa nella proposta politica e nella capacità di ascolto. Non basta avere ragione nelle battaglie nazionali se poi sul territorio non veniamo percepiti come un’alternativa solida e affidabile”.
“Questo 60% di No – conclude Cambiano – ci dice che esiste una base che crede ancora in certi valori; sta a noi tornare a essere un punto di riferimento credibile, lavorando sull’umiltà e sulla presenza costante tra la gente, per colmare quel vuoto che finora ci ha impedito di essere incisivi nel governo delle nostre comunità”.







