di Gaetano Cellura – “Povera Italia! – scriveva Prezzolini nel suo Diario americano – Costretta a scegliere tra una repubblica che nasce dalla paura dei bombardamenti e una monarchia che aveva tradito la costituzione per il fascismo e il fascismo per gli Alleati”. Parole che esprimono le condizioni morali del paese. Come quelle di Pietro Nenni ne denunciano le condizioni materiali: “Le scorte si esauriscono e gli Alleati non mantengono le promesse”. Per lo scrittore Ignazio Silone la vittoria della repubblica è la nota più lieta della lunga storia dell’Italia. Qualche giorno prima Nenni aveva chiesto a De Gasperi (con una punta di provocazione e di ironia) come avrebbe votato al referendum. E il presidente del consiglio aveva risposto (per le rime) al suo vice che il voto è segreto ma che era certo che il suo nero Trentino avrebbe dato alla repubblica più voti della rossa Emilia. Parole e battute dette e scritte prima e dopo il referendum decisivo del 2 giugno del 1946 – Repubblica o Monarchia – e rimaste scolpite nel marmo della storia di un paese devastato dalla guerra e tutto da ricostruire. Con i suoi bambini lustrascarpe, il film Sciuscià di Vittorio De Sica, uscito quaranta giorni prima, ne offre il vero quadro di povertà e di degrado. Quella del film è “un’Italia triste e senza sole”- scrive Dino Risi su Milano sera.

Data in un primo momento per certa, la vittoria della Repubblica non era più così scontata. Il 9 maggio del ‘46 Umberto II diventa re d’Italia e i monarchici riprendono fiducia e slancio. Sembra che gli italiani abbiano già dimenticato la guerra e il fascismo. Sappiamo com’è andata ottant’anni fa: la vittoria della repubblica contestata dai monarchici, la lunga attesa della convalida dei voti, il paese sull’orlo di una nuova guerra civile. Finché De Gasperi rompe gli indugi e dice al Sovrano (o a uno dei suoi più determinati segretari):“Ho finito il mio latino. Si vuole una prova di forza? Va bene. Vorrà dire che uno di noi due stasera dormirà a Regina Coeli”. Umberto II capisce che, voto in più o voto in meno, il tempo è scaduto, la storia della monarchia finita. Saluta i suoi fedeli e s’imbarca a Ciampino malinconicamente su un aereo Savoia Marchetti. La nuova storia comincia con due presidenti della repubblica – De Nicola e Einaudi – che non avevano fatto mistero delle rispettive simpatie monarchiche.