Tra i mille volti di Draghi – keynesiano quando era allievo di Federico Caffè, ultraliberista poi, con qualche ombra quando era alla Banca d’Italia e favorì l’assorbimento dell’Antonveneta, ora espansivo ora rigorista, capace di opporsi alla potente Bundesbank ma non al fiscal compact da presidente della Bce e nemmeno alle condizioni capestro imposte alla Grecia – tra i suoi mille volti, bisogna chiedersi quale sia (sarà) il vero. E s’intende per vero il più utile all’attuale situazione italiana. Il resto ci riguarda appena, fa parte della sua storia di apprezzato economista pronto a cambiare idea a seconda delle circostanze. Nella sua cassetta degli attrezzi c’è di tutto. Dal martello al cacciavite. Ed è certo che userà il più conveniente, il più adatto al momento. Che poi l’alternato uso del cacciavite o del martello possa contemporaneamente far felici gli italiani, questo è tutto da vedere.

Al momento Draghi gode della massima fiducia. E s’è formato un pensiero unico attorno a lui e al suo programma di governo ancor prima di poterlo valutare. Tutti fanno la corsa a sostenere per primi e più degli altri il nuovo “governatore dell’Italia”. Il cambio di politica della Bce è solo apparente. L’espansività durerà per tutto il tempo dell’emergenza sanitaria ed economica: superata questa tragica fase storica, gli aiuti economici di cui i paesi europei ora godono dovranno essere restituiti. La fedeltà all’europeismo non è dunque a fondo perduto come il Piano Marshall. Allora, per poterne godere e ripartire, erano necessarie solo alcune condizioni politiche. E prima fra tutte, la stabilità democratica dei paesi del Patto Atlantico. L’europeismo odierno non paga come l’atlantismo di ieri. Allora bisognava sì fare le cose – stabilizzare la moneta per esempio – ma era più importante la politica, l’appartenenza al campo dell’Occidente e del mondo libero. Oggi l’europeismo è ancora basilare, ma non più come scelta ideale, unione dei popoli, bensì come potere finanziario. E i segnali che l’Europa era ed è rimasta la stessa, cioè quella finora conosciuta, la signora Lagarde ce li manda tutti i giorni. Oggi è oggi, ci dice, ma domani è un altro giorno. Domani tutto tornerà come una volta.

Draghi è bravo. Il suo incarico ha già fatto calare notevolmente lo spread. Ma la vera sfida, più ancora che nel tenere unita la sua composita maggioranza parlamentare, dovrà vincerla con la sempre uguale Europa. Torni keynesiano, ricordi la vecchia lezione del professore Caffè per il quale gli uomini non possono essere sostituiti dai numeri, e lo apprezzeremo di più.

(g.c.)