mattarellaNessuno lo vide a Licata nelle elezioni del 1983 che ne segnarono il debutto alla Camera. Ma il suo nome girava nella quaterna delle preferenze, che non furono poche. Nella Dc di De Mita era l’uomo nuovo della politica siciliana. Professore universitario, figlio di Bernardo Mattarella e fratello di Pier Santi, ucciso dalla mafia tre anni prima mentre guidava alla Regione un governo di centrosinistra.

La stessa cosa avvenne nel 1987, tanti voti a Licata per Sergio Mattarella, di nuovo capolista nella circoscrizione della Sicilia occidentale, ma nessun contatto con chi glieli dava. Era come lo vediamo adesso: riservato e senza alcuna somiglianza con gli uomini di potere e i capi corrente (regionali e locali) che ti dicevano: mettici pure il numero di Mattarella nella quaterna.

Farlo votare non rientrava tanto nei loro interessi, ma bisognava rispettare le indicazioni del partito. E così tanti a Licata lo votarono senza conoscerlo, senza ascoltarne un comizio. Era il fratello di Pier Santi, era l’uomo che (nelle intenzioni di De Mita) doveva rinnovare la Dc in Sicilia. Punto e basta. Accanto agli altri, a quelli che per loro, per i capi corrente, era davvero importante far eleggere, mettici anche il Professore, ti ripetevano. “Mi raccomando”.

La Democrazia cristiana prese una caterva di voti, come sempre. Quelle del 1983 furono elezioni davvero trionfali perché al Senato venne eletto il sindaco Michele Curella. E per la seconda volta, dopo l’avvocato Domenico Peritore, un licatese andava a Palazzo Madama.

A coronamento di una storia politica di democristiano di sinistra, Sergio Mattarella è oggi il candidato unico del Pd alla presidenza della Repubblica. Un siciliano al Colle, per la prima volta. Per il partito di Renzi è il giusto riconoscimento (oltre che una scelta utile per ricompattarlo) a un uomo che del Pd è pure stato fondatore.

(g.c.)