Ritratti e opere di professori dell’Otto-Novecento che hanno lasciato, non solo nelle università, tracce significative del loro soggiorno sulla terra. Alcuni hanno dovuto rinunciare alla cattedra per ragioni politiche. Nietzsche, cui piaceva respirare l’aria delle alte cime, vi rinunciò per libera scelta. E anche per il proposito – ambizioso e lungimirante – di rifondare la cultura. Al filosofo che parlava liricamente e a Giacomo Debenedetti sono dedicati i saggi più lunghi di Professori d’altri tempi- Letterati e filosofi. Libro di Gaetano Cellura.

Spirito libero sino al punto d’inventarne altri di cui cercare la compagnia nei momenti di più tetra solitudine, Nietzsche rabbrividiva per le “piccole sentenze e verità” dei dotti del suo tempo, buoni soltanto a contemplare “incantati i pensieri pensati da altri”.

Giacomo Debenedetti, studioso dell’ermetismo, tentò tre volte di diventare docente ordinario di letteratura italiana – era di famiglia ebrea e restò sempre un docente incaricato: fatto scandaloso nella storia dell’accademia italiana.

Come altre sillogi dell’autore licatese, anche questa (da pochi giorni in libreria) si muove tra essere e divenire, critica letteraria e filosofia. Percorre un lungo cammino che va, per citare altri tre professori, da De Sanctis a Norberto Bobbio e a George Steiner, il grande critico che per mancanza di coraggio non seppe cimentarsi nella letteratura creativa.