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DE-AL147_monti1_G_20121219011042Dire, come fa Monti, che destra e sinistra sono distinzioni superate equivale ad ammettere che non c’è differenza tra i ricchi e i poveri, tra i grandi signori della finanza e i lavoratori precari, tra Marchionne e Landini. Dove vuole arrivare il Professore? Il centro moderato che vuole conquistare non è fatto solo di ricchi, ma di quel ceto medio in progressiva consunzione per mancanza di risorse economiche, impoverito e intristito dalle sue politiche neoliberiste. Dove vuole arrivare? Un partito della borghesia è sempre stato minoritario in Italia dai tempi di Malagodi. E quanto al ceto medio, proprio perché ridotto in povertà dalle tasse del governo, non si sa più dove collocarlo nello schieramento politico. Vota per Grillo, per il Pd, per Berlusconi. O non vota proprio, disgustato e deluso com’è. Il Professore ci prova comunque a far passare un messaggio nuovo. Lui è progressista, è un innovatore. Esserlo è semplice: basta seguire alla lettera le indicazioni della Bce, e della Merkel soprattutto. Camusso, Vendola e Fassina sono conservatori. Perché si ostinano a parlare di diritti scomparsi e di disuguaglianze sociali cresciute nell’anno di governo horribilis dello “Stato montificio”. I sondaggi, per ora, non sono un granché. Ma lui non si ferma. Avrà il merito di essere riuscito a salvare il posto in parlamento a Casini, a Fini, a Buttiglione. Ed è giusto, perché a quelli gliel’hanno lasciato i padri il posto. Vogliamo privare del diritto di restarci quanti in parlamento sono nati e cresciuti? Come poteva Monti resistere alle loro pressioni? Come poteva, soprattutto, dopo averci preso gusto, rinunciare al governo del paese che dice d’aver salvato? Poco importa se lo ha salvato impoverendo i cittadini e le imprese con le tasse. Poco importa se, per far cassa e risanare le banche fallite, manda i lavoratori in pensione a sessantasei anni. Senza distinguere tra un lavoro e l’altro. La signora Fornero – perché non la candida nelle sue liste? – ha studiato (si fa per dire) una bella riforma delle pensioni: tra le lacrime ce l’ha presentata, e lui, il Professore, l’ha fatta sua. Con il consenso della maggioranza parlamentare (Pd, Udc, Pdl) che l’ha votata. Monti ci prova a restare a galla, magari attraverso un bel pareggio alle prossime elezioni.giglione_st Uno zero a zero senza una maggioranza politica definita. Ci prova anche in Sicilia, dove dovrebbe arruolare i rettori delle università di Palermo e di Catania; Ettore Artioli di Italia Futura e il sindaco di Siracusa Visentin che ha lasciato il Pdl. A sostenerlo in Sicilia (o a essere da lui sostenuti) ci sono certamente Briguglio e Granata di Futuro e libertà e D’Alìa dell’Udc.                                                                                                                     Post Scriptum. La giornata politica ha registrato, dalle nostre parti, le dimissioni dell’assessore provinciale  Piero Giglione del Pd. Motivazione: gli impegni professionali, “sempre più incalzanti”, che gli impediscono di dedicarsi a tempo pieno alla carica amministrativa (è stato assessore alle attività produttive). Pare che il presidente D’Orsi aspetti la segnalazione di un altro assessore dal segretario provinciale del Pd, Messana. Se il Presidente resta in attesa, vuol dire che ha buone speranze che il Pd voglia ancora dare sostegno alla giunta provinciale. Nonostante la maggioranza degli iscritti e dei simpatizzanti del partito non l’abbia mai palesemente condiviso il sostegno.

(g.c.)

Nelle foto: Mario Monti e Piero Giglione