Il caso Regeni da una parte e il sequestro dei nostri pescatori dall’altra, benché differenti sul piano della necessaria e purtroppo inconsistente iniziativa diplomatica, dimostrano una verità politica incontestabile. Che è questa: nel Mediterraneo l’influenza del nostro paese, di cui una volta potevamo vantarci e in alcuni momenti vedere come fiore all’occhiello, è attualmente pari a zero. La nostra politica estera in quest’area ne esce umiliata.

Cosa abbiamo fatto nei confronti dell’Egitto e del suo dittatore al-Sisi per ottenere giustizia, per conoscere la verità sull’uccisione del giovane ricercatore italiano? Prima di essere ucciso, Regeni era stato atrocemente torturato dagli agenti dei servizi segreti egiziani. E sino al punto da rappresentare quel suo corpo martoriato tutto il dolore del mondo. Se non ricordo male fu la madre di Regeni a esprimersi in questo modo quando venne chiamata per il suo riconoscimento. Se siamo arrivati alla verità, o almeno se oggi abbiamo dei fatti che rivelano le responsabilità del governo egiziano, tutto questo è merito della tenacia dei genitori di Regeni nel chiedere giustizia e soprattutto dell’abilità dei nostri investigatori cui sono bastati pochi indizi per ricostruire un quadro attendibile di verità giudiziaria. Dall’Egitto non è arrivata alcuna collaborazione.

Il lungo sequestro dei pescatori siciliani da parte delle autorità libiche è un altro aspetto della nostra attuale politica nel Mediterraneo di cui non possiamo certo essere orgogliosi. Tutto questo tempo senza venire a capo di nulla, ministro degli esteri Di Maio? Ma cos’hanno fatto di così grave i pescatori per giustificare un così lungo sequestro in Libia e tenere in ansia i loro familiari?

Sappiamo quanto sia difficile trattare con dei dittatori. Ma non possiamo credere come paese democratico, che per di più conosce da tempo immemore quest’area politicamente strategica, non possiamo credere di non avere nulla in mano per far valere una certa influenza e impostare una trattativa seria. Nel caso di Regeni prima. E nel sequestro dei pescatori in Libia dopo. Abbiamo dovuto patire nel frattempo un’altra umiliazione. E ci è venuta dalla Francia e dal suo “encomiabile” presidente. Che ha assegnato la Legion d’onore al presidente egiziano al-Sisi. E l’ha fatto il signor Macron senza clamore, quasi non volesse farlo sapere al mondo.

Eccola la nostra Europa, divisa persino sul modo di concepire i diritti umani e capace di seguire solo gli interessi nazionali dei singoli stati. Bell’Unione.

Gaetano Cellura