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timthumbI rifiuti sono diventati a Licata il solo punto da cui ormai guardare le cose. Più ce ne sono, fuori dai cassonetti, sui marciapiedi, nei cantoni delle strade, nei corsi principali, davanti alle scuole, nelle periferie abbandonate; più sono alti, a sfiorare il cielo, e meglio raccontano la storia della città, il fallimento degli ATO e di chi li ha voluti, il fallimento di decenni di politiche regionali. Più ce ne sono, più sono alti, e meglio mostrano quanto Licata è lontana dalle città amministrate con giudizio e con senso di responsabilità; quanto la Sicilia è lontana dall’Italia; quanto l’Italia è lontana dall’Europa. Più ce ne sono, davanti al nostro sguardo al contempo indignato e rassegnato, e meglio vediamo scorrere un lungo elenco di responsabilità impunite, di menefreghismo istituzionale e politico a tutti i livelli. Più li guardi, e più ti accorgi di quanto sia difficile, a Licata e nelle città della Sicilia che vivono lo stesso problema, essere cittadini che pagano le tasse, chiamati a compiere i doveri senza averne in cambio alcun diritto. Soprattutto il diritto a vivere in una città sana. Più li guardi e ne senti l’odore, e più ci vedi riflesse tutta la mala politica locale e regionale, tutte le gestioni affaristico-clientelari, tutta la pochezza decennale delle classi dirigenti dell’Isola. E se poi fai un ulteriore sforzo e guardi più a fondo, vedi anche tutto l’intreccio opaco di interessi che ruota, è ruotato in tutti questi anni, attorno al sistema dei rifiuti, delle discariche, dei costi esorbitanti per i cittadini. Uno sguardo ancora (collettivo, questa volta): e ci accorgiamo che in fondo anche noi stessi, cittadini vessati dalla Tarsu e da altre imposte, vittime di questo assurdo e pur spiegabilissimo stato delle cose, qualche responsabilità l’abbiamo. Tra i rifiuti di Licata e di altre città ci sono i nostri voti, le nostre scelte sbagliate. Licata e la Sicilia sono state governate da maggioranze bulgare che hanno eletto l’inefficienza e l’incompetenza a sistema di potere. Che hanno lucrato su posti di lavoro e su nomine manageriali. Che hanno spacciato per vera la falsa privatizzazione dello smaltimento dei rifiuti. Tutto funzionava meglio quando erano i comuni a gestirne il servizio, quando il sistema regionale della spazzatura non era ancora torta politica (e non solo) da spartire gravandone il costo sulle nostre tasche. Un cumulo di errori nostri, puntualmente ripetuti in ogni elezione. Un disinteresse generale per il problema. Che diventa nostro solo quando ci arriva la cartella esattoriale e quando, nonostante il suo pagamento, vediamo le strade sporche o, quel che è peggio, invase dai rifiuti non raccolti. Un po’ perché gli ATO sono in bolletta. Un po’ perché lo sono i comuni soci che devono finanziarli. Un po’ perché le discariche, gestite da privati, chiudono i cancelli ai cattivi pagatori. A tutto questo aggiungiamo certi errori della giunta in carica, che abbandona la vecchia discarica senza averne pronta un’altra, e avremo il quadro della situazione completo di tutti i suoi particolari.

Gaetano Cellura