di Gaetano Cellura – L’operazione Husky, nome in codice dello sbarco in Sicilia gli assegnava le spiagge di Licata, Gela, Scoglitti, la conquista sudoccidentale dell’Isola. “Chistu è jocu ‘i focu. Ma festa non è!”- dice un ragazzo quando vede, sorpreso e smarrito, i primi bagliori nella notte di ottantadue anni fa. Sul fronte orientale avrebbero agito gli alleati inglesi guidati dal generale Montgomery. Con il quale George Patton era in piena competizione. Lo riteneva uno spocchioso. E a tavola non faceva altro che raccontare aneddoti su di lui. L’obiettivo di entrambi era arrivare a Messina, liberare interamente la Sicilia dalle truppe dell’Asse. E a Messina il controverso generale americano arriva prima dell’alleato inglese. Ma una volta giunto nella Città dello Stretto, Patton è rimosso dal comando. Verrà richiamato per lo sbarco in Normandia, l’operazione Overlord. In cui diede ancora una volta prova delle sue notevoli doti militari. Anche allora l’obiettivo era per lui arrivare in Germania prima degli inglesi. E anche allora ci riuscì. Nella guerra di movimento non aveva eguali.

Patton amava la guerra, l’Eris cattiva. E si annoiava terribilmente nei periodi di pace. Anche in NordAfrica aveva dato il meglio di sé contro i tedeschi. Il nemico Rommel è stato forse il solo comandante che ha stimato.

Ma come mai un uomo così celebrato in patria per i successi ottenuti, arrivato a Messina viene destituito senza alcuna apparente giustificazione? La verità si saprà molti anni dopo. Risoluto sino al punto di agire spesso di testa propria, Patton venne punito per alcune intemperanze nei riguardi dei propri soldati. E due, che riteneva finti malati, ne prese a schiaffi davanti a ufficiali e a giornalisti. Ma l’accusa più grave contro di lui, che verrà fuori appunto a distanza di anni, è quella di aver ordinato ai propri soldati di non fare prigionieri e di sparare contro i nemici che si arrendono. Motivo per cui gli venne addossata la responsabilità della strage di Biscari, dell’aeroporto tra Acate e Caltagirone.

A metterlo in cattiva luce presso i suoi connazionali contribuì anche il romanzo Una campana per Adano, del giornalista americano John Hersey, uscito dapprima a puntate nella primavera del 1944 sulla rivista Life. Adano, lo sanno tutti, è la nostra Licata. Nel romanzo il generale americano compare con il nome di Marvin e viene presentato come “uomo malvagio”, violento e ostile al protagonista dell’opera: il maggiore Joppolo (Toscani nella realtà storica), di orientamento democratico, cui è affidato il governo degli affari civili della città. Ma era questo Patton, l’uomo della guerra infinita, morto a Heidelberg in un misterioso incidente d’auto. Dopo aver regolato i conti con il nazismo in Europa, li voleva regolare anche con il comunismo. Un eroe certamente. Del NordAfrica, della Campagna di Sicilia e delle Ardenne. Ma un eroe molto scomodo.