Licata-Vibonese (2)Editoriale di Vincenzo Montana. Giornalista, dal luglio 2012 è l’editore dell’emittente Radio Azzurra

Se i gatti hanno sette vite, il Licata calcio è il più graffiante dei felini mai esistiti. Le crisi economiche, le ristrettezze  e il parlare al bar con l’amico di turno dicendo: “ah che crisi, ti è arrivata la bolletta? L’assicurazione è aumentata, l’Imu mi fa impazzire”. Questi discorsi fanno parte dei “pensieri”, poi c’è il Licata calcio: l’unica sostanza magica che in città li elimina questi pensieri. Il Licata non muore mai. Mentre scrivo questo editoriale, in questo nove luglio assolato con le dita spiaccicate dal caldo sulla tastiera, apro la finestra e rispondo ad un passante che mi dice. “Signor Montana a Licata a scrissuru? Si rispondo io sorridendo e lui replica: “a menumali, sulu u pallunu avemmu”. Le frasi di questo signore sulla cinquantina, affannato dal caldo e dalla stanchezza dopo una mattinata di lavoro come manovale, rendono l’idea. Immortalano la realtà. Licata vive di calcio, anche quando i soldi non ci sono. Non si vive di solo pane, ma di solo calcio sì. I soldi non danno la felicità, non sono tutto, il calcio sì, il calcio è tutto a Licata. Lo stadio Liotta è l’unico spazio urbano in cui si ritrovano duemila persone alla domenica pomeriggio. E poi si può non iscrivere la squadra proprio nell’anno in cui è pronto il derby con i parenti serpenti dell’Akragas? Assolutamente no, sarebbe stato un peccato mortale. Chissà se la Sud canterà ancora “licatese senza provincia”, Crocetta potrebbe anche aver tolto un coro tanto amato agli ultras. Proprio quegli ultras che erano pronti a scendere in piazza per amore del pallone, puoi togliere tutto ai licatesi ma il calcio non devi toccarlo. Roberto Benigni “rischiò la vita per aver rubato una banana a Palermo”, a Licata ti sparano (sia chiaro sportivamente e socialmente) se osi solo minimamente scalfire, toccare il Licata calcio. E poco importa se la crisi imperversa, se i soldi scarseggiano. La squadra si deve fare e basta. Ha capito tutto anche il sindaco Balsamo. Il neo primo cittadino (a proposito ancora auguri e buon lavoro) ha capito immediatamente che non poteva essere tolto il calcio, sarebbe stata una macchia
DSCF0301difficile da eliminare per cinque anni, la colpa o il merito è sempre del sindaco (croce e delizia di stare al potere). Adesso arriverà il tecnicismo. Bisogna fare la squadra, o meglio occorre trovare gli uomini da mettere insieme e trasformarli in squadra, prima ancora  bisognerà distribuire le cariche sociali, ma poco importa il pane è salvo, cioè il pallone è salvo. Sui progetti potremmo scrivere due milioni di editoriali, riempiendo le topografiche per la stampa di centinaia di pagine, ci limitiamo a qualche nota da profani. Noi scriviamo e parliamo, gli altri devono lavorare (mica siamo scemi no)? Occorre investire e non spendere, sono concetti diversi, molto differenti. Puoi spendere nel calcio una barca di soldi senza costruire un fico secco, puoi investire risorse limitate mettendo su bei progetti. Conta la mentalità, contano le idee. Ognuno deve fare il proprio lavoro, serve gente che riesce a distinguere un buon giocatore da un pacco manco buono da regalare, da come cammina, da come scende gli scalini dell’autobus. Come si fa? Noi siamo giornalisti, mica possiamo saperlo ma chi lavora nel calcio, conosce bene questi concetti. Occorre ridare dignità alla struttura Liotta, gli spogliatoi dello stadio sono indegni, buoni manco per la squadra del  quartiere sperduto della periferia dello Zambia (con il rispetto dovuto). Occorre creare il marchio Licata, dare un valore alla società, metterla sul mercato per vendere (e bene) il prodotto Licata facendolo conoscere nei luoghi di interesse calcistico, altrimenti ogni anno sarà sempre la stessa storia. Investire e non spendere. Creare e non rattoppare. Pensare al domani e non solo ad oggi. Ma per questo ci sarà tempo, per ora sediamoci a mangiare gustando la pietanza più gradita a Licata. Pane, amore e pallone. Evviva Licata, evviva il Licata calcio. Un saluto a tutti, “ci sentiamo” sulla frequenza 106.00 di Radio Azzurra o su internet.

Vincenzo Montana