di Gaetano Cellura – Klinsmann fu il calciatore con cui legò di più. Avevano in comune la passione per la letteratura e la filosofia. Bergomi quello con cui non legò proprio. E gli strascichi durano ancora oggi: “Il peggiore allenatore che ho avuto”, dice l’ex capitano nerazzurro, campione del mondo ‘82. Corrado Orrico fu all’Inter come una meteora. Si dimise alla fine del girone d’andata lasciando la squadra quarta in classifica con una partita in meno. Aveva preso il posto di Giovanni Trapattoni (scudetto record, supercoppa italiana e coppa Uefa). Tornato a Torino per rifare grande la Juventus dopo l’esperienza Maifredi.

Orrico è rimasto famoso per l’introduzione della “gabbia” nei sistemi di allenamento. In che cosa consisteva? È lui stesso a darne nozione in un’intervista rilasciata nel 2025 per il suo ottantacinquesimo compleanno: “Era uno strumento di lavoro per preparare situazioni utilissime in campo. Il pallone non usciva mai e i giocatori dovevano stare su ritmi altissimi. Tutti difendevano e attaccavano là dentro. Prendevo dei brani di squadra, mi piace chiamarli così, e li mettevo ad affrontarsi”. Un metodo che permetteva ai giocatori di mandare a memoria i movimenti. In serie C, con la Lucchese, le innovazioni di Orrico avevano dato ottimi risultati. Ma all’Inter non tutto andò per il verso giusto: “Arrivai – dice – con la presunzione di voler cambiare tutto. Ma i giocatori faticavano ad assorbire i dettami”. E rimpiange di non aver portato con sé due o tre giocatori della sua vecchia squadra: sarebbero stati perfetti tatticamente. Ma cambiare non è facile. Non era facile smontare anni di “trapattonismo”. E Orrico riconosce qualche suo errore. Dovesse ripetere la sua esperienza all’Inter, farebbe passare un concetto alla volta. La squadra cui l’allenatore livornese si è ispirato è stata l’Honved. La mitica Honved. A Budapest ha trascorso un mese per studiarla. Per conto di Azeglio Vicini. Pressing, fuorigioco: il calcio totale è nato lì. “Prim’ancora che arrivasse l’Ajax”. Quando gli viene chiesto perché andò via dall’Inter nonostante il presidente Pellegrini avesse fatto di tutto per trattenerlo, Orrico risponde che era stanco di veder giocare la squadra nello stesso modo di prima: “Non mi interessavano i soldi o cose del genere”. Dei suoi colleghi attuali stima molto Gasperini (“il migliore allenatore del dopoguerra”) e Vincenzo Italiano (“mi piace molto la sua fase offensiva”). Dice che la costruzione dal basso è utile, purché non sia un dogma. E che il calcio italiano tornerà a produrre campioni. Bisogna aspettare.