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In un lungo comunicato stampa, il Comando provinciale dei Carabinieri di Agrigento ha ripercorso le fasi del blitz Assedio operato questa mattina all’alba e che ha visto finire in manette sette persone. Ecco il comunicato.

Alle tre di notte, è scattato il blitz del Comando Provinciale Carabinieri di Agrigento. Un elicottero vigilava dall’alto, facendo rapidamente la spola tra Licata e Campobello di Licata. Cento militari, più le unità cinofile per la ricerca di droga, armi ed esplosivi, hanno fatto simultaneamente irruzione in ville, appartamenti, case di campagna e casolari. In pochi minuti, sono scattate le manette ai polsi di 7 pericolosi soggetti, fra cui anche il reggente della famiglia mafiosa di Licata. I provvedimenti sono stati emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Le accuse sono, a vario titolo, quelle di associazione di tipo mafioso armata, finalizzata alle estorsioni, nonché di concorso esterno in associazione mafiosa.

La vasta operazione di oggi è il frutto di una complessa e prolungata indagine dei Carabinieri della Compagnia di Licata, iniziata nell’ottobre del 2017. L’inchiesta è stata svolta con le più sofisticate tecnologie di intercettazione telefonica ed ambientale, con sistemi di localizzazione satellitare e, soprattutto, con una instancabile attività di indagine vecchio stile, fatta di pedinamenti e servizi di osservazione.

Le telecamere dei Carabinieri hanno registrato numerosi incontri e riunioni segrete, evidenziando la completa ed attuale interconnessione tra tutti i componenti del sodalizio, nonché il legame a doppio filo con un rappresentante della famiglia mafiosa di Campobello di Licata (Ag).

Nel corso delle investigazioni, è stata persino accertata un’estorsione per dei lavori di costruzione recentemente realizzati in Germania. Per essi, la vittima, a seguito della sola intimidazione derivante dal vincolo associativo, non ha esitato a versare la somma di 5000 euro.

I Carabinieri hanno altresì accertato che l’organizzazione nutriva forti interessi nel settore delle slot machines. Attraverso una compiacente società di distribuzione di apparati elettronici da gioco, il cui titolare è stato sottoposto a fermo, aveva luogo infatti la installazione pilotata di apparati da gioco in numerosi esercizi commerciali dell’hinterland licatese.

Emblematici della sensibilità del territorio alla capacità di intimidazione dell’organizzazione sono stati tre distinti episodi registrati dai Carabinieri. In un caso, è infatti emerso che un noto gioielliere licatese, dopo avere ricevuto una busta contenente cartucce, ha subito chiesto protezione al reggente della famiglia mafiosa e, solo successivamente, ha denunciato l’episodio alle forze dell’ordine. In un secondo caso, invece, addirittura, un ex consigliere comunale di Licata, al quale era stato rubato un ciclomotore, si era rivolto al capo clan, al fine di potere rapidamente ottenere la restituzione del mezzo. Infine, in un terzo caso, un soggetto dedito ai reati predatori, chiedeva ed otteneva dal capo mafia l’autorizzazione ad effettuare un furto all’interno dell’abitazione di una donna, ritenuta in possesso di un considerevole quantitativo di oro.

L’inchiesta ha inoltre riguardato, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, il responsabile del servizio tecnico del presidio ospedaliero di Licata, nonché influente funzionario dell’A.S.P. di Agrigento, attualmente locale consigliere comunale, il quale, in accordo con il reggente della locale famiglia mafiosa, in cambio della promessa di future utilità, ha chiesto ed ottenuto l’appoggio elettorale del citato sodalizio durante le elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale di Licata, svoltesi a giugno del 2018. In cambio avrebbe garantito la sua disponibilità all’organizzazione in diverse circostanze, principalmente nell’ambito di necessità di carattere diagnostico presso il citato nosocomio.