Un documento unitario di CNA, Confcommercio e Fenapi per lanciare l’allarme relativamente alle bollette Tari ricevute da esercenti e commercianti e chiedere un incontro all’amministrazione.

Interveniamo in merito all’invio da parte del comune delle bollette Tari 2020 alle attività.
Premesso che è ormai un anno che molte imprese sono sottoposte ad un pesantissimo ridimensionamento del proprio giro d’affari. Si parla di cali che oscillano da un minimo del 20% per i più fortunati, ad un massimo anche dell’80% se consideriamo la ristorazione, gli artigiani, le palestre, i bar, ecc. La chiusura forzata, il dilagare delle vendite on line, oltre alla propensione a ridurre le spese da parte dei consumatori in situazioni di incertezza, stanno arrecando danni gravissimi ad un numero sempre più vasto di imprenditori. Se a questo aggiungiamo che nel nostro territorio, già provato da decenni di crisi, si è registrato il tracollo del turismo, uno dei pochi settori capaci di portare economia, il quadro emerge in tutta la sua gravità.
In questa situazione gli imprenditori stanno ricevendo le bollette Tari 2020 che riportano una nuova maggiore imposizione per quest’anno, oltre ad un conguaglio rispetto all’anno precedente. E’ chiaro che così non si può più andare avanti. Stiamo toccando con mano, o sarebbe meglio dire col portafoglio, la mancanza di “sensibilità” da parte del consiglio comunale (organo preposto alla determinazione della tariffe) e dell’amministrazione. Organismi i quali hanno pensato bene di scaricare sulla collettività intera, ed in particolar modo sulle imprese, il costo esorbitante della raccolta dei rifiuti, con l’unica giustificazione il fatto che la legge impone la ripartizione della spesa fra tutte le utenze attive. Invece di pensare in primis a riorganizzare l’ufficio tributi e metterlo in grado di rintracciare la grossa fetta di evasione allargando così significativamente la base imponibile, e di pensare a razionalizzare ed ottimizzare la spesa, si è per l’ennesima volta scaricato tutto sui contribuenti. Così come invece di pensare a far partire al più presto la raccolta differenziata, che garantirebbe risparmi certi, siamo uno dei pochi paesi in Italia che ha l’invidiabile “primato” del conferimento quasi totale di indifferenziata. Ci chiediamo, ma se le imprese sono sempre meno e la spesa non fa altro che aumentare, fra qualche anno a che cifre arriveremo?
In qualità di rappresentanti delle imprese siamo indignati da questo modo di fare politica e di perseguire gli interessi della collettività. E’ troppo facile parlare di far quadrare i bilanci, ma la politica è ben altro. Le attività chiuse è chiaro che non possono pagare per l’intero 2020. Almeno i mesi di blocco totale erano chiaramente da scorporare, e nemmeno questo ragionamento così ovvio è stato applicato. Siamo pronti a far valere le nostre ragioni, nei modi e nei termini consentiti in questo momento, poiché non possiamo più accettare passivamente questa situazione paradossale e tragica. Chiediamo un incontro urgente con l’amministrazione, l’assessore al ramo e il dirigente dell’ufficio tributi.
I rappresentanti sindacali CNA (Piero Caico), CONFCOMMERCIO (Francesco Gallì) e FENAPI (Ignazio Bonsignore)