Ma di che parla Gianfranco Miccichè! Venga piuttosto a visitare Agrigento dove le scuole sono rimaste chiuse due giorni per l’emergenza rifiuti. Venga soprattutto a Licata, dove pesca voti il suo amico Cimino, e dia uno sguardo alla situazione della nostra città sommersa dai rifiuti, alle prese da quasi un mese con una disastrosa situazione igienica e ambientale, e invasa da topi, cani randagi e insetti d’ogni genere. Invece di parlare degli ATO – voluti al tempo delle famose maggioranze del 61 a zero in Sicilia, delle maggioranze dall’ampio consenso ai governi Cuffaro sostenute dal suo ex partito, Forza Italia – l’attuale leader di Grande Sud e candidato governatore alle elezioni del 28 ottobre, intervistato da Sky Tg 24, esprime la propria contrarietà al fatto che l’aeroporto di Palermo sia stato intitolato a Falcone e a Borsellino. Ci ricordano la mafia, dice. “Le stragi di mafia”. E cosa dovremmo fare, dimenticarla la mafia, magari abbassare l’attenzione pensando di averla estirpata completamente e darle intanto il tempo e la possibilità di riorganizzarsi? Dimenticare Capaci e via D’Amelio? I misteri che hanno segnato il passaggio dalla prima alla seconda repubblica? Lui, ci fa sapere, che l’aeroporto l’avrebbe intitolato ad Archimede, uno scienziato, una figura positiva. Che Falcone e Borsellino non lo siano “figure positive”? Ma si è reso conto di quello che ha detto l’ex delfino di Berlusconi? Se non si è reso conto, qualcuno dei suoi amici e sostenitori gli faccia notare di aver commesso un imperdonabile errore. Non che i magistrati antimafia, uccisi vent’anni fa, abbiano bisogno della denominazione dell’aeroporto palermitano per essere vivi – sempre – nella nostra memoria. Ma resta lo stesso l’inopportunità d’una simile dichiarazione: e da parte di uno che si candida al governo della Regione. E che dovrebbe invece proporre subito soluzioni per far uscire la Sicilia dalla disastrosa, disperata situazione – economica, finanziaria, sociale, ambientale e igienica – in cui si trova. Grazie ai governi degli ultimi anni e al governo di Raffaele Lombardo con cui si ritrova alleato.

(gaetano cellura)