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di Gaetano Cellura Dobbiamo credere al suo furore? La Metsola parla del Qatargate come di un attacco alla democrazia europea. Parole tardive e che non
avremmo certo sentito se non fosse scoppiato lo scandalo dei sacchi strapieni di banconote per comprare il silenzio di rappresentanti ed ex rappresentati del parlamento dell’Unione. In realtà la democrazia è sotto attacco da tempo, ridotta ai
minimi termini in un’Europa colonizzata dagli Usa, tenuta in scacco dalla globalizzazione mercatistica e culturalmente dominata dal pensiero unico neoliberale.
Proprio in questi giorni si sarebbe dovuto tenere a Venezia un convegno contro le guerre e per il rispetto dei diritti umani cui avrebbero dovuto partecipare come
relatori due degli implicati nella vicenda di corruzione oggi sulle pagine di tutti i giornali. Il che fa pensare che non è tutto ora quel che luccica e che non sempre
bisogna fidarsi di chi difende certe cause, le più nobili in questo caso, a spada tratta.
Quanto è avvenuto – il suo stretto legame con i Mondiali in Qatar per promuovere e accreditare a suon di banconote un paese ritenuto tutt’altro che d’esempio sul terreno del rispetto dei diritti umani e di quelli del lavoro, viste le perdite di vite umane che ha comportato la costruzione vertiginosa degli stadi –, quanto è avvenuto non ha colore politico ma riguarda tutti (come mi pare abbia detto la stessa Metsola)?
Forse sì. Forse riguarda tutti. Socialisti e popolari. Il parlamento come lo stesso governo dell’Ue. Perché le pressioni delle lobby sui parlamentari europei erano note.
Ma se potevano passare inosservate e magari ritenute legittime quelle dei paesi dell’Unione, non si vede come non abbiano mai destato sospetti le pressioni
lobbistiche degli emissari di paesi non europei.
La verità è una: questa Unione è basata sul denaro e sul potere del denaro. Poco sugli ideali e sull’unione di stati e popoli. Sul denaro che corre attraverso i canali legali. E su quello che circola nei sacchi della corruzione per comprare il silenzio. Il silenzio dell’Occidente.
Il socialismo non c’entra con questo processo degenerativo della politica. C’entra il liberal progressismo di cui si è innamorata la sinistra. Meglio chiamato “progressismo da salotto”. Che si erge falsamente a solo difensore delle battaglie più nobili per nascondere la sua vera natura, permeabile al denaro. E chi osa contestarlo, contestare il pensiero unico politicamente corretto, passa per reazionario. Reazionario era considerato Maurice Dantec. Reazionario Christopher Lasch. Due che già negli
anni Novanta avevano capito tutto. Del liberalsocialismo e del libero mercato.