toga-avvocatoIl principio deve valere per tutti: dal politico all’ultimo impiegato pubblico o privato. Chi sbaglia paga. Ha il dovere di pagare soprattutto chi, in determinati momenti, dispone della vita come della libertà delle persone. Paga il medico, se sbaglia. E già lo fa. Deve pagare anche il magistrato per l’errore giudiziario.

E quest’ultima è una vecchia storia su cui c’è stato anche un referendum negli anni Ottanta sulla responsabilità civile dei magistrati e votato quasi all’unanimità dagli italiani. Il caso Tortora ebbe senza dubbio su quel referendum un impatto emotivo notevole, ma la legge Vassalli che ne scaturì trasformò tuttavia la responsabilità civile in responsabilità diretta. Avrebbe pagato, cioè, lo Stato per l’eventuale errore. E il ricorso del cittadino che n’era vittima, finito in carcere senza dovervi finire, andava filtrato da un parere di ammissibilità. Pochissimi infatti sono stati i ricorsi ammessi e vanificata di fatto la legge Vassalli, ministro guardasigilli del governo Craxi.

Dei magistrati Calamandrei diceva che quando ne tocchi uno strillano tutti. Figuriamoci quello che può succedere se governo e parlamento toccano l’intera categoria attraverso quella riforma della giustizia di cui si discute da trent’anni.

Nessuno qui ce l’ha con i magistrati. Sono loro che rischiano la vita in prima persona combattendo mafie, delinquenze varie e corruzione pubblica. Nessuno intende associarsi al coro di quanti li considerano una corporazione intoccabile e potente. Nessuno vuole discutere delle loro ferie – 51 giorni in un anno – e di quante ore al giorno lavorano. Non è questo il problema e si tratta in fondo d’una polemica sterile. Il problema vero è l’errore giudiziario. Il problema vero è il cittadino che finisce in carcere senza motivo o che viene sottoposto ad azione giudiziaria senza fondamento con grave danno per la sua onorabilità e la sua immagine. Ieri il giornale Il Garantista di Piero Sansonetti ha ricordato quanto scriveva dei magistrati un po’ di tempo fa Luigi Pintor: “dispongono del più illecito dei poteri, quello della libertà altrui”.

Ecco il punto: riflettiamo, liberali e non, su queste parole del giornalista sardo, uno dei fondatori del Manifesto. Ricordiamoci sempre quanto è sacra la libertà di ognuno di noi e del trauma immedicabile che subisce il cittadino che ne viene ingiustamente privato. Da un potere in quel momento per lui incommensurabilmente più forte. Il valore della libertà è pressoché uguale a quello della vita. E allora è giusto che se paga il medico, paghi pure il magistrato.  Per quanto in buona fede i loro errori – e nessuno dubita di questo – siano commessi.

(g.c.)