La mafia? Non esiste. Così molti rispondevano, fino agli anni sessanta. Oppure, con ironia: esiste perché c’è l’antimafia. A seguire il dibattito politico, a leggere i programmi, sembrano tornati i tempi in cui si aveva perfino paura, o forte interesse, a non pronunciarla la parola mafia. Assente nel dibattito delle primarie del centrosinistra, dove intanto esplode il problema della finanza e dei paradisi fiscali. Assente nella campagna elettorale siciliana, a parte qualche spot. Priva dell’attenzione che merita dentro e fuori i partiti, la mafia, l’impegno antimafia sembra oggi essere soltanto patrimonio culturale e civile dei soliti movimenti e delle solite associazioni, sempre in prima fila a ricordarci di non abbassare mai la guardia. Eppure i fatti non mancano per tenerla in primo piano. La “trattativa” Stato-mafia del biennio 1992-93, ricostruita nei minimi particolari dai magistrati della Procura di Palermo. La memoria delle stragi e del sangue versato. Il comune di Reggio Calabria, sciolto per contiguità mafiosa. La ‘ndrangheta che la fa da padrona al nord fino a decidere l’elezione dei consiglieri regionali della Lombardia; e a essere lobby tra le lobby nei settori più importanti della sua economia. La famosa “linea della palma” (ricordate Sciascia!) che sale dal sud verso il nord. Ma che diavolo deve accadere in Italia, si chiede Nando Dalla Chiesa sul Fatto Quotidiano, perché la politica si occupi di mafia e non la derubrichi  a “fatto minore”? Per non far tacere le associazioni imprenditoriali di fronte a quanto accade al nord? Parlare di mafia, a destra come a sinistra, farne  principale argomento di dibattito, potrebbe essere utile alla politica per riacquistare fiducia e credibilità presso un elettorato sempre più scettico, sempre più portato all’astensionismo o al voto di protesta contro la casta, contro partiti che non si rinnovano e che non hanno più nulla da dire. Il centrodestra non è mai stato particolarmente sensibile a questo tema, ma che ora ci si mette pure il centrosinistra, che di tutto – rottamazioni, banche, leadership – discute nelle primarie, e poco o niente di mafia, è il segno di qualcosa che cambia, e di nuovo in peggio, nella cultura del paese. Non ci può essere discussione seria sulla crisi morale e sulla crisi economica se non si stabilisce un ponte, dice ancora Dalla Chiesa, con la questione dei poteri criminali: mafia, camorra, ‘ndrangheta. Se questa sempre irrisolta questione non viene riportata al centro della politica. E lo dice soprattutto a quanti, nelle primarie, discutono dell’Italia del futuro. Dell’Italia d’amare e da rinnovare. Dell’Italia da ricostruire dopo il ventennio berlusconiano.

Gaetano Cellura