Pubblicità

licata dall'alto(1)In questa frase, che si sente risuonare prepotentemente in questi giorni di campagna elettorale, è racchiuso tutto il nostro passato, il presente, ma spero proprio non il futuro di cittadini licatesi.

L’idea dello schieramento delle idee, della categorizzazione, della “parte”, del mio contro il tuo, e in definitiva dello sperare nel fallimento dell’attore del momento perché così si avrà possibilità nel futuro di far vedere quanto si è bravi, anche a scapito di guardare sempre più il fondo del pozzo, ci ha portato dove siamo arrivati.

Goodbye Malinconia, dimmi chi ti ha ridotta in questo stato” recita una significativa canzone di Caparezza. Icona perfettamente rispondente allo stato d’animo che ti prende allo stomaco, quando pensi a questa città. Ieri mentre assistevo alla partenza di una scolaresca dal piazzale Martiri delle Foibe riflettevo su un paradosso. Questi stessi bambini, così felici di andare in gita, ancora non lo sanno, ma tra qualche anno, dallo stesso piazzale partiranno per andare a lavorare fuori. E questa volta non saranno certo così allegri e spensierati! Purtroppo questo piazzale è diventato uno dei luoghi più autenticamente e maledettamente simbolici di questa nostra Licata.

Oggi si parla tanto di riduzione dei costi della politica. C’è chi ne ha fatto una questione basilare, rendendo la riduzione dello stipendio un punto discriminante per la scelta giusta. E’ certamente un passo avanti, una nota positiva, ma non è sicuramente questo comportamento che permetterà di innescare un circolo virtuoso dal quale trarre nuove energie  per migliorarci.

I comportamenti virtuosi sono a mio giudizio altri. Sono quelli di vedere un sindaco e la sua squadra uscire finalmente da quel palazzo per “vivere” dentro la città. Per starci in mezzo alle strade (piene di buche e di erbacce) e osservarne l’inciviltà degli automobilisti, degli abusivi ambulanti, dei proprietari dei cani sporcaccioni, ecc., ecc.

Mi piacerebbe, giusto per fare qualche esempio, un’amministrazione che si armasse di scopa e paletta e si mettesse a spazzare il proprio giardinetto del palazzo di città, facendo capire che si amministra anche con l’esempio personale, che non ci si umilia quando si striglia il proprio cavallo, anzi.. Un’amministrazione che utilizzasse i mezzi pubblici, le biciclette per andare al lavoro, e rinunciasse alle auto blù quando possibile per risparmiare risorse.

Prendo a prestito un vecchio detto che recita (italianizzato) che “il pesce comincia a puzzare dalla testa”. Riconvertiamolo ! Ribaltiamo il suo amarissimo messaggio. Mettiamoci veramente “al servizio” della città, con i gesti più semplici, anche più umili se vogliamo, e partiamo dalla “testa”.

Io sono sicuro che se l’esempio cominciasse da chi ci amministra, la maggioranza dei cittadini capirebbe il messaggio e agirebbe di conseguenza.

Ma ve lo immaginate un amministratore comunale che ogni volta che va sulla spiaggia per godersi il mare, prima di distendersi si mettesse a raccogliere un po’ di sporcizia lasciata da qualcuno che pensa che la spiaggia sia di tutti, e quindi di nessuno. Ve la immaginate la faccia degli altri bagnanti? Io me la immagino, e pagherei per essere li in quel momento!

E così di seguito per tutte le attività cittadine.

420063_244562008955817_100002060590614_539050_1605947106_nUn assessore alla cultura, per esempio, che spiegasse il “palazzo” ai giovani facendoli sentire, in quel palazzo, a casa propria e non dentro un monolito imperscrutabile.  Che vivesse il suo mandato nelle scuole visitandole una per una, per capirne le necessità reali di mancanza di mezzi di qualsiasi tipo (compresa la carta igienica!) e che prendesse impegni, stipulasse accordi, e verificasse i risultati mettendo quella giusta pressione per spronare a fare tutti di più.

Oppure ad esempio un assessore al commercio che “gira” tra i negozi e le imprese e vede le problematiche dal vivo, partendo da quelle più spicciole e urgenti, che vive la crisi perché è al fianco degli imprenditori, che si occupa anche di pulizia, di parcheggi, ecc. Che si sente con i suoi colleghi di altri comuni che hanno trovato soluzioni vincenti, magari li va pure a trovare per capire meglio, e poi “porta” quelle soluzioni qui.

Vado ancora oltre. Ve lo immaginate un candidato a sindaco che non c’è l’ha fatta, ma che nel suo programma aveva buone idee in un certo campo, idee che avrebbero portato benessere per tutti, che a un certo punto si vede riconosciuta dal sindaco eletto quella buona idea, e quindi viene contattato per collaborare e risponde mettendosi al servizio della città sviscerando quel progetto per renderlo concretizzabile ? Ve la immaginate la faccia nel momento della telefonata del sindaco che gli dice, “ caro ex avversario politico vieni a collaborare per quel progetto, perché è il migliore per Licata, e il merito sarà tuo”. Io me la immagino, e pagherei per essere li in quel momento!

Mi fermo qui con gli esempi, anche se ce ne potrebbero essere a centinaia, ma non voglio abusare della vostra pazienza.  Dico solo una cosa per chiudere. Ad un’amministrazione che si presentasse con questo spirito io non chiederei di ridursi le indennità. Anzi farei proprio l’opposto, perché se riuscisse, con un cambio di mentalità epocale, a far comprendere a cosa realmente dobbiamo puntare tutti soprattutto con l’esempio e gli atti concreti, allora non ci sarebbero indennità che tengano.

Il cambio di mentalità epocale riguarda la domanda iniziale, quella del titolo: “Ma tu ccu cco si”?

Io non ho dubbi… CON LICATA!!

 

Francesco Gallì