licata dall'alto(1)
A parte qualche schermaglia, è stata una campagna elettorale che ha anteposto i contenuti alle polemiche. Così doveva essere e così, responsabilmente, è stato. Le condizioni in cui Licata si trova – una Caporetto economica e sociale – imponevano un confronto sul suo sviluppo sostenibile, su come uscire dalla morsa della crisi che non risparmia nessuno dei settori dell’economia cittadina. Un confronto sulla ripresa sociale, civile e anche culturale della città. Non voglio dire che tutto da lì parte, perché ci sono purtroppo problemi più urgenti: ma tutto da lì, comunque, se non partire, tutto da lì, dalla cultura cioè, deve prima o dopo necessariamente passare. Se non è accompagnato da processi di crescita culturale e civile ogni progetto di sviluppo rischia infatti il fallimento. Lo dice la storia sociale dei popoli. Lo confermano in generale i processi di crescita economica. Tutti e cinque i candidati sindaco ne sono parsi consapevoli e la stessa cosa può dirsi della maggior parte di quanti – uomini e donne – corrono per il consiglio comunale. Tutti in questa campagna elettorale si sono concentrati sulle cose da fare per la città piuttosto che sulla rivalsa politica o personale. Tutti hanno compreso la necessità e l’urgenza di dare a Licata una classe dirigente, attraverso il voto di oggi. E tutti sembrano motivati a raggiungere questo obiettivo primario. Fatto di progetti concreti, realizzabili. E della presenza di donne – di tante donne mi auguro – nel consiglio comunale che stiamo per eleggere.

Ma bisogna essere consapevoli che non tutto dipende dal Sindaco, dal nuovo Sindaco. A Licata e ovunque. Ben poco si potrà fare se non cambiano le politiche economiche, se non si supera del tutto l’Agenda Monti, mettendo i comuni e le giunte nelle condizioni di risparmiare, sì, ma anche di investire e creare lavoro e piena occupazione.

Gaetano Cellura