acqua_rubinetto_asciutto_web--400x300Ci sarebbe a Licata un terreno d’incontro tra la giunta e la maggioranza del consiglio comunale. Affrontare insieme il problema dell’acqua pubblica. Andando oltre, si capisce, alla riforma degli ambiti territoriali in via d’approvazione all’Ars.

Questa riforma investe soltanto alcuni aspetti del problema in Sicilia e non va certo, come invece dovrebbe, nell’interesse dei cittadini né verso il rispetto del referendum sul ritorno all’acqua pubblica da tutti dimenticato.

Vediamo quali sono questi aspetti della nuova (si fa per dire) riforma. Un minimo vitale (50 litri al giorno) da assicurare alle fasce povere della popolazione e anche ai cittadini morosi. “Un po’ quello che avviene con l’energia elettrica – dice Crocetta – quando non si paga la bolletta”. Multe pesanti ai gestori, da 100 a 300 mila euro, per eventuali disservizi e rescissione del contratto se l’erogazione  dell’acqua viene interrotta per quattro giorni e se penalizza il due per cento della popolazione.

downloadC’è poi il riconoscimento dell’acqua come “bene pubblico comune” e la riconferma dei nove ambiti territoriali, uno per provincia. Bocciata dunque la proposta dei Cinque Stelle che ne chiedevano la riduzione a cinque, quanti sono i bacini idrografici dell’Isola. Delimitare i confini per bacini e non per province, come prevede la legge Galli, significherebbe bilanciare l’acqua ai bisogni reali dell’utenza, eviterebbe ambiti territoriali ricchi e altri poveri, com’è adesso e come sarà con la  riforma in discussione, e impedirebbe agli stessi gestori dei territori poveri di andare in passivo.

Un ambito per bacino sarebbe stata la soluzione ideale. Ma in ballo c’era non la razionalizzazione del sistema, ma il mantenimento della gestione privata dell’acqua e gli interessi che vi ruotano. E così, come cittadini, ci troviamo di fronte all’ennesima farsa. Altro che riforma. Tutto, nella sostanza, resta com’è. Siamo la terra del Gattopardo, no?

Di materia comunque ce n’è per riempire di politica, di iniziative a favore dei cittadini lo spazio vuoto di confronto e di dialettica in cui versa Licata, e per archiviare una volta per tutte le contrapposizioni della recente campagna elettorale. Concentrarsi sui problemi, far lega con il sindaco di Casteltermini Nuccio Sapia (nella foto) che non intende affatto desistere dalla sua battaglia contro il “caro bollette e le anomalie tariffarie che si registrano in provincia di Agrigento” e soprattutto per un ritorno alla gestione comunale dell’acqua.

Occorre dunque guardare lontano. E lavorare insieme – sindaci e consigli comunali del territorio – per la creazione di liberi consorzi comunali o di società non più miste, ma a capitale interamente pubblico. Nel rispetto della volontà referendaria e per garantire al cittadino il diritto all’acqua e a un servizio soddisfacente e non costoso. Cose nemmeno lontanamente affrontate dalla nuova riforma.

Gaetano Cellura