di Gaetano Cellura – Rischia davvero l’Europa di scomparire come entità politica? Intervistato da La Lettura, Peter Sloterdijk dice al riguardo di essere preoccupato ma non pessimista. Perché l’Europa “ha conosciuto anche momenti di vergogna estrema”- nel 1939 e a Srebrenica, dove ha toccato il “punto più basso del dopoguerra”- ma ha disseminato, nella sua lunga storia, tante idee nel mondo ed è stata una grande scuola “di crescita interiore e culturale”. I suoi cittadini, dentro l’Ue, si vedono come un “modello di società pacifica, consumistica e civile” cui manca una comune identità europea, una “identità romana” per essere più chiari. Sloterdijk ha settantotto anni, è un filosofo influenzato da Nietzsche, Schopenhauer e Spengler, è autore di Critica della ragion cinica, teoria dell’Illuminismo come scienza triste, opera per la quale è maggiormente conosciuto, e ha da poco pubblicato con Meltemi Il continente senza qualità – titolo che rimanda al noto romanzo di Robert Musil.
Sino al 2024, anno delle sue lezioni al Collège de France, lezioni da cui è nato quest’ultimo libro, si può magari essere d’accordo con il modello di “società pacifica” di cui parla il nostro professore. Ma la guerra senza fine in Ucraina, il raffreddamento americano verso la Nato e l’attuale corsa al riarmo da parte dei maggiori paesi dell’Ue hanno messo fortemente in crisi questo modello e ci fanno dubitare della pace come valore ancora di solida stabilità continentale.
Non si tratta solamente di questo: a fare della nostra Europa un continente senza qualità sono, per Sloterdijk, altri molteplici fattori – e questi sì ci trovano perfettamente d’accordo con lui. Fattori che riguardano in specie il costrutto astratto dell’Unione europea, partorita dall’alto e senza alcuna energia popolare. Se oggi l’Europa è vista come improvvisazione politica, non ha un’identità comune e non viene accolta come patria dai suoi cittadini lo si deve altresì, per Sloterdijk, al fatto che ogni suo stato ha elaborato privatamente le vergogne del 1945. Mentre sarebbe stata utile una terapia di gruppo. Utile a far da argine al dilagare degli odierni nazionalismi.
Ci sono tuttavia due momenti suggestivi e di alto interesse storico nell’intervista rilasciata dal filosofo tedesco. Che dimostrano quanta qualità ha invece il continente senza qualità. Il primo è quando Sloterdijk fissa l’Urszene, la scena originaria della civiltà europea. Una scena che ci porta nell’Alto Medioevo, allorché Ambrogio nega l’ingresso in chiesa all’imperatore Teodosio. E lo addita alla folla con queste parole: “Faccia egli penitenza in espiazione del suo peccato prima di tornare a mescolarsi al gregge dei fedeli”. Sebbene fosse grande, potente e orgoglioso, l’imperatore china il capo di fronte all’uomo che poneva le basi della Chiesa e del suo futuro potere. Ecco il momento in cui per la prima volta l’autorità spirituale e della cultura esercita il proprio potere attraverso i “beni della salvezza” e dunque senza bisogno di armi e di soldati. Una “forma mentale” di potere che durerà a lungo.
Il secondo momento è nel cosiddetto “effetto Petrarca”, poeta laureatus. Ѐ il 1341 e siamo ora nel Basso Medioevo. L’incoronazione dell’autore del Canzoniere segna la nascita di una vera aristocrazia: quella dello spirito. Da quel momento, “assolutamente nuovo e creativo”, il merito della persona vale più della sua nascita. In altre parole: “non devi essere nato aristocratico per fondare una dinastia”. Ma prima di questi due pur fondamentali momenti c’è, immensa, la grandezza di Roma: abbastanza per dare una comune identità romana alle popolazioni europee. Napoleone ha fatto costruire un grande Arco di Trionfo, altri archi sono stati innalzati a Londra, Mosca viene concepita come Terza Roma, a Washington c’è il Campidoglio, non solo l’Occidente viene esemplato sull’Urbe: eppure, constata Sloterdijk con delusione, se chiedi a un europeo quanta identità romana vi sia in lui, non sa rispondere.
Di ragioni e opportunità per non essere pessimisti sul futuro dell’Europa come entità politica dunque ce ne sarebbero, secondo Sloterdijk. Una maggiore consapevolezza della grande storia spirituale e culturale del continente, da parte delle sue classi dirigenti e delle sue popolazioni, potrebbe esserne un robusto solido cemento.








