di Gaetano Cellura – La lingua sacra del culto ebraico è scaduta, si è volgarizzata nella lingua della guerra brutale e disumana, della tecnica, delle necessità economiche e ora pure della forca di stato razziale. Della pena di morte cioè non contro il reato, ma solo contro i reati commessi da quegli esseri inferiori che sono ritenuti i palestinesi. Ne viene che i coloni israeliani possono uccidere sparandogli a vista, stuprare, umiliare i palestinesi nella West Bank, a Gaza o in qualsiasi altro luogo della Terra Santa (di cui sopravvive ora solo la vecchia definizione) e farla franca, perché la pena capitale si applica solo per i palestinesi – l’ultima trovata per eliminarli con ancora più velocità nella loro stessa terra e sgombrare interamente il campo al disegno del Grande Israele.
Quella stessa lingua sacra è stata usata due giorni fa per negare al patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pizzaballa, il diritto di celebrare Messa la Domenica delle Palme, la più bella dell’anno, quella del ramoscello d’ulivo, simbolo della pace. Dopo quello musulmano, anche il culto cristiano è entrato nel mirino della destra sionista. Segnale forte che lì, nello stato di Israele imposto in terra di Palestina, si vuole un solo un popolo, una sola ideologia, una sola religione. E una pena capitale razziale. Che vale solo per i palestinesi e che serva da esempio. La forca di stato e i condannati esposti al pubblico. E tutto questo preceduto da novanta giorni di galera nelle carceri israeliane, sottoposti alle più degradanti umiliazioni e torture e persino all’impossibilità di scambiare l’ultimo saluto con i parenti.
Il mondo ha chiuso gli occhi di fronte allo sterminio di sessantamila cittadini di Gaza, di fronte alla riconosciuta apartheid nella West Bank, a una guerra contro l’Iran senza alcuna ragione che non sia quella del Grande Israele nel Medio Oriente e che ha già messo in ginocchio tutte le economie del pianeta. Non si accorge neppure che la sacra lingua del culto ebraico è diventata strumento di empio uso. Può ancora tollerare, senza alcuna forte voce di condanna, l’abisso in cui le estreme destre – sioniste e americane – l’hanno fatto precipitare?






