L’ottimismo estivo – ora ne abbiamo la prova in un libro – aveva contagiato anche il governo. E Speranza, il ministro della salute, in particolare. Occorreva invece dare più ascolto a quanti – medici e scienziati – durante l’estate consigliavano virtù e prudenza. Virtù e prudenza per non ritrovarci in autunno nelle stesse condizioni di marzo e di aprile. Con gli ospedali di nuovo saturi, i pronto soccorso intasati e un altro lockdown che questa volta produce rabbia e manifestazioni violente. Occorreva prepararsi all’eventualità di una nuova diffusione del contagio investendo di più nella nostra sanità pubblica, magari usando i soldi del Mes invece di dividersi ideologicamente sulla necessità di ricorrervi e riparlare adesso di persone e mezzi insufficienti, di pochi reparti di terapia intensiva e di rianimazione (anche in Sicilia la situazione si fa critica), di tamponi veloci ancora mancanti e di una medicina territoriale abbandonata a se stessa. Insomma di cose talmente note su cui è superfluo dilungarsi. Ma che ci dicono, ad ammonimento, quanti tagli sbagliati i governi hanno fatto in un settore, come quello sanitario, indispensabile per i cittadini.

Era, nel luglio scorso, così persuaso Speranza che il peggio fosse alle spalle da scrivere sull’argomento un libro che doveva uscire ed essere presentato proprio in questi giorni. Pubblicazione giustamente rinviata dall’editore e che obbligherà l’autore a rivedere molte delle proprie certezze. “Oggi – scrive a pagina 136 del suo libro – siamo in grado di tenere meglio sotto controllo l’andamento dei contagi, perché abbiamo intensificato il numero di tamponi eseguiti e ci stiamo progressivamente liberando dalla dipendenza di macchine che possono funzionare con un solo tipo di reagente”. La realtà rivela altro: venticinquemila contagi in Italia; centomila al giorno in Francia. Ma come ha fatto l’uomo seduto sulla poltrona in questi mesi più scottante ad essere tanto fiducioso, a vivere in quest’illusione e a lasciarsi contagiare dall’entusiasmo che si respirava in Costa Smeralda? Proprio lui che pur prevedeva, come gli uomini di scienza suoi collaboratori, una seconda ondata dell’epidemia?

Non ho altra risposta che questa. Il nome del Ministro è tutto una speranza. Senza speranza è impossibile vivere, ci dice Dostoevskij. E alla speranza dunque ci dobbiamo affidare. Ma rimane, e angosciante, la realtà di questo tempo filosoficamente estremo e socialmente esplosivo tra chiusure imposte e quarantene. La pandemia ha ingigantito le disuguaglianze, il disagio degli ultimi e i disastri economici che già covavano sotto la cenere di politiche neoliberiste. Ancor prima della sua diffusione mondiale e delle cicatrici che lascia, non tutti abbiamo vissuto ugualmente sotto lo stesso cielo e guardato le stesse stelle. C’era chi ci viveva molto meglio di tanti, tanti altri. E a chi viveva peggio si diceva la grande bugia che nessuno avrebbe perso il lavoro, nessuno sarebbe rimasto indietro. E non che c’era invece una società da ripensare e modelli di vita da cambiare alla svelta. Ora è più difficile governare disagio e sofferenze nel vicolo cieco in cui è entrata la modernità e il rapporto tra uomo, natura, storia e politica. Ora che la Commissione europea (ma cosa rappresenta a questo punto?) dovrebbe assumere il coordinamento di tutte le operazioni senza lasciare soli gli stati dell’Unione.

Gaetano Cellura