Con riferimento alla proposta avanzata, a mezzo comunicato stampa,  dai rappresentanti locali della Cisl e della Cgil, con la quale si chiede la fuoruscita del Comune di Licata dal Consorzio delle Tre Sorgenti, riportiamo la replica del Sindaco Angelo Graci che, così testualmente recita:

Sorprende che due sindacalisti, solitamente informati, come Onofrio Marino e Tony Licata, chiedano all’Amministrazione Comunale l’uscita dal Consorzio Tre Sorgenti. Dovrebbero sapere, infatti,  che il suddetto  Consorzio  non causa alcun costo alla città di Licata, in quanto il Comune non versa, già da qualche anno, la propria quota di funzionamento. Si invitano, al riguardo, gli stessi sindacalisti a verificare copia dei bilanci di previsione degli anni precedenti dello stesso Consorzio e dello stesso Comune.  Ma vi è di più – aggiunge il Sindaco –  i Sindacalisti sbagliano, grossolanamente, nel pensare che la funzione del Consorzio sia, esclusivamente, quella di erogare acqua sorgentizia. Dimenticano che se Licata ha, finalmente, vinto la battaglia per avere acqua quasi tutti i giorni, da est con l’ex dissalata e dal Blufi, da ovest proveniente dall’invaso Favara di Burgio, ai quali, entro qualche mese, avremo acqua anche dal nord, proveniente, dall’invaso Fanaco, non si deve all’opera dello Spirito Santo o a una gentile concessione  di Siciliacque, ma soprattutto al lavoro quotidiano dell’Ass. Mangiaracina e del presidente del Consorzio Tre Sorgenti Malfitano, i quali, più volte, si sono recati a Palermo per convincere i responsabili di Siciliacque ad effettuare i lavori di manutenzione e ripristino delle condotte succitate. I sindacalisti non tengono conto, tra l’altro, dei numerosi interventi di manutenzione realizzati dal Consorzio Tre Sorgenti nel territorio di Licata, ad esempio, per garantire la continua erogazione in c.da Bosco Galluzzo, unico polmone verde della città, interventi realizzati per  la città di Licata a costo zero. Conclusivamente, si aggiunga che anche a voler cedere, per assurdo,  le quote del Consorzio, i sindacalisti dimenticano che bisognerebbe trovare dei comuni disposti ad acquistare le stesse quote che hanno un valore di svariati milioni di euro.  Tali potenziali acquirenti non si vedono all’orizzonte e l’amministrazione Comunale non intende svendere o, peggio ancora, regalare un ingente patrimonio senza alcun valido motivo. Onestamente, non si capisce la presa di posizione dei due sindacalisti, peraltro d’accordo per una gestione pubblica dell’acqua. Mentre la nostra fuoruscita dal Consorzio significherebbe regalare gli impianti, per un valore di qualcosa come 29 milioni di euro,  alla Girgenti Acque.