di Gaetano Cellura – Nel suo libro-intervista Opinioni di un eretico Gunther Anders racconta come diventò moralista: sedici anni prima dell’avvento al potere di Hitler. Faceva parte di un’associazione paramilitare di studenti di cui era l’unico non-ariano. “Un avanguardista della sofferenza” visto che già allora – mancava un anno alla fine della Grande Guerra – veniva umiliato con atti di bullismo dagli altri membri dell’associazione. Cosa che lo fece ammalare e finire in un ospedale militare. Dove gli fu subito indicato un ragazzo francese con cui non doveva parlare. “Ѐ figlio di un cecchino che abbiamo ammazzato – gli fu detto – e dunque è tabù”.

Manco a dirlo, Anders disattese il divieto. Il ragazzo aveva i suoi stessi anni: quindici.

Ma non poteva parlargli perché nessuno dei due conosceva la lingua dell’altro. E così, al terzo incontro, Anders gli parlò in latino. Avevano fatto gli stessi studi e la cosa funzionò. Cominciarono così a parlare – e a capirsi – nella “più franca delle lingue”. Durante uno dei loro incontri segreti, su una cassa, aprirono un atlante. E dipinsero di bianca vernice tutti i paesi d’Europa, in modo che non se ne potevano vedere più i confini. Avevano fondato, alla luce di due candele, l’Europa Unita. Ne erano i primi due membri. Nel palmo delle loro mani avevano inciso con un temperino non molto pulito le lettere E.U. (Si badi: non UE, ancora da realizzare come unione politica e a rischio di veder distrutto quanto in suo nome è già stato fatto). Mani che un’infermiera alsaziana vide sanguinare. “Cosa avete combinato?” domandò. E i due amici risposero: “Abbiamo fondato la prima federazione dei popoli”. Lei, che odiava la guerra, capì subito. E ne divenne il terzo membro.

Di questa Unione, sogno di Anders, sogno di questo filosofo (eretico e pacifista) che ha attraversato il Novecento, avremmo bisogno. Anziché di un’Europa che, per contenere l’avanzata delle sue destre xenofobe, lascia da solo Sanchez a Ceuta. C’erano molti ragazzi, ragazzi come i protagonisti di questo racconto, tra gli ottantaquattro annegati in quel mare della nostra torrida e tetra estate. Avevano sogni anche loro. E di una vita migliore. Ma qualcuno li ha illusi e li ha “usati”. Non è geopolitica questa, ma disumanità.