Isis-rivendica-strage-al-Charlie-Hebdo-744x445D’accordo è fantapolitica: la Francia del 2022 non avrà all’Eliseo un presidente islamico, l’islam non avrà imposto all’Europa il suo modello culturale e religioso. Ma Houellebecq non fermi la promozione del suo romanzo. Sarebbe come una resa alla paura. Non c’è attentato terroristico che deve farci recedere dalle nostre convinzioni – per quanto giuste o sbagliate, profetiche o del tutto campate in aria.

Già uscito in Francia, Sottomissione sarà pubblicato in Italia nei prossimi giorni. Ed è un romanzo che rispecchia il sentire comune, lo stato d’animo di milioni di persone che non necessariamente va considerato come razzismo. Houellebecq immagina sì il futuro, ma pensa l’esistente in cui è forte la paura per una civiltà cristiana e giudaica in via di esaurimento. E non solo per l’islamizzazione del mondo come progetto politico di dominio da parte delle organizzazioni terroristiche, per la loro minaccia all’intero Occidente. Ma per lo strapotere dei mercati, la perdita di diritti fondamentali, la crisi della democrazia e del sindacalismo.

L’islam politico e nichilista è il pericolo maggiore. Questo è fuor di dubbio. Oggi è toccato ai giornalisti di Charlie, è toccato a Parigi cuore dell’Europa, ieri alle Torri Gemelle, domani potrebbe toccare a qualcos’altro se non prendiamo consapevolezza che una guerra, comunque, ci è stata dichiarata da tempo, senza ultimatum e in modo proditorio. E che non è bastata né la reazione americana quattordici anni fa per battere del tutto il terrorismo né basterà la reazione francese, pur veloce ed efficace, di adesso. Sulle stesse fonti di odio antioccidentale altre organizzazioni terroristiche sono nate, più forti e organizzate, che indottrinano giovani musulmani di ogni parte del mondo alla guerra santa contro quell’Occidente che ha pure accolto molti di loro dandogli un lavoro e una vita migliore.

Ricordiamo quel che si disse dopo l’attentato di New York? Si disse che niente più sarebbe stato come prima. Che avremmo cioè reagito e rinunciato, se necessario, a parte della nostra cultura democratica. Che avremmo rivisto molte delle nostre certezze sulla società aperta.

Ebbene, per qualche tempo, è stato così. I servizi d’intelligence e di sicurezza rafforzati, i controlli più assidui ed efficaci per non trovarci un’altra volta vulnerabili. Ma poi qualcosa si è, deve essersi di nuovo allentato. Non è ancora la Sottomissione profetica del romanzo di Houellebecq. Forse è la paura di quella parte di intellighenzia tollerante e non populista. La paura della parola razzismo di fronte alla sua (e di tutti) pur legittima richiesta di un’odierna statistica identitaria, d’una reale conoscenza delle cifre che i governi nascondono. Quanti sono i musulmani in Francia, in Italia, in Europa? Quanti di loro sono in carcere?  

In Francia sapevano. I terroristi che hanno ucciso i redattori di Charlie erano francesi. Qualcuno dall’Algeria aveva avvertito la Francia che un attentato clamoroso si stava preparando. E allora perché abbiamo abbassato, i francesi hanno abbassato la tensione?

Il mondo ormai è troppo schizofrenico per pensare che si possa vivere in armonia, tra radicalismi e fanatismi vari, tra chi sparge sempre più benzina sul fuoco dell’odio planetario (politico e religioso).

Le scene di ieri, della caccia ai terroristi finita con la loro uccisione è ancora il segno della nostra forza, della nostra capacità di reazione e repressione. Ma non basterà se non sapremo dare anche una risposta piena in termini culturali alle ragioni sbagliate dell’odio, del terrore e della guerra in atto. Dobbiamo farlo noi, ma deve farlo soprattutto l’islam pacifico e disposto al dialogo interreligioso. Per quanto moderata, anche questa parte d’islam non ha ancora fatto completamente i conti con l’illuminismo.

Gaetano Cellura