Undici richieste di condanna: ecco il contenuto della requisitoria del sostituto procuratore della Dda di Palermo, Claudio Camilleri, illustrato stamane davanti al Gip del Tribunale di Palermo, Claudia Rosini (udienza in video conferenza) nell’ambito del processo scaturito dalle operazioni antimafia e massoneria Halycon e Assedio che nell’estate di un anno fa porto in carcere una ventina di persone.

Gli imputati e le richieste
Nel dettaglio il pubblico ministero ha chiesto la condanna di Angelo Occhipinti, considerato il boss della famiglia licatese a 20 anni di reclusione e 10 mila euro di ammenda; 10 anni per il funzionario regionale Lucio Lutri già gran maestro massonico; 12 anni per Vito Lauria, figlio del “professore” Giovanni e boss di Licata; 16 anni per Giovanni Mugnos; 16 anni per Raimondo Semprevivo; 12 anni per Giuseppe Puleri; 12 anni per Giacomo Casa; 10 anni per Angelo Graci, 10 anni e otto mesi per Giuseppe Galanti, e dieci anni per il farmacista Angelo Lauria. Complessivamente sono stati chiesti 130 anni di carcere.

Per Marco Massaro, imputato di reato minore la pubblica accusa ha chiesto 3 anni.

Davanti i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Agrigento presieduta da Alfonso Malato con a latere Alessandro Quattrocchi e Giuseppa Zampino, si celebra il processo con il rito ordinario che riprenderà il prossimo 10 dicembre.

Sul banco degli imputati siedono nove persone: Giovanni “il professore” Lauria, 80 anni, ritenuto elemento apicale del clan licatese; Angelo Bellavia, 66 anni; Antonino Cusumano, 44 anni; Antonino Massaro, 62 anni; Marco Massaro, 36 anni; Alberto Riccobene, 48 anni; Salvatore Patriarca, 42 anni; Gabriele Spiteri, 47 anni, e Vincenzo Spiteri, 53 anni.

Stralciata la posizione dell’ex consigliere comunale di Licata, Giuseppe Scozzari, finito sotto inchiesta con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.