elezioni comunali 13 (Small)Non disponendo di sondaggi (che peraltro spesso fanno previsioni che si rivelano clamorosamente sbagliate) non appare facile prevedere quale potrà essere l’esito del voto. Mai a Palma c’era stata tanta frammentazione, mai sei candidati a sindaco. Non c’è neppure, rispetto alle passate tornate elettorali, la classica contrapposizione centrodestra-centrosinistra ed i sindaci, più che aree politiche ben definite, rappresentano spezzoni di elettorato. Anche la nuova legge elettorale aggiunge un elemento di novità, le cui conseguenze non sono affatto facili da individuare.

Ci azzardiamo a fare una sola previsione: il ballottaggio. Nelle 5 elezioni dirette del sindaco fin qui avutesi, in una sola occasione si era dovuti arrivare al secondo turno. Era il 1999 e Rosario Gallo, in vantaggio al primo turno, veniva riconfermato sindaco. Nelle altre circostanze sempre vittorie al primo turno: 2 volte Gallo (1995 e 2005), una volta Gaetano Falsone (2002) e Rosario Bonfanti (2010).

Analizzando le ultime elezioni emerge che Bonfanti vinse al primo turno sostenuto dal 55% delle liste, ovvero da 5 su 9; Vella arrivò secondo, avendo l’appoggio di 3 liste e Amato ultimo col sostegno di una sola lista. Questo potrebbe far pensare ad un rapporto diretto tra numero di liste e risultato del sindaco. Cosa non confermata, ad esempio, nel 1999 quando Gallo vinse nonostante l’appoggio di una sola lista. Certo è, comunque, che l’apporto dei candidati al consiglio incide inevitabilmente sull’elezione del sindaco.

In questa tornata, le liste sono 12 e i candidati che dispongono del sostegno del maggior numero di liste sono Amato e Bellanti con 3 liste, appena il 25%, cosa che avvalora l’ipotesi ballottaggio.

Una variabile è rappresentata poi dal voto disgiunto: in queste elezioni votare per un candidato al consiglio comunale (o per due di genere diverso) non determina il voto al candidato sindaco collegato se non espressamente voluto dall’elettore. In teoria, questo potrebbe rendere meno “pesante” l’apporto delle liste, riducendo il vantaggio con i candidati con 1 o 2 liste.

In questo quadro, dunque, tutto può accadere: il 10 giugno l’ardua sentenza.

Luigi Arcadipane