di Gaetano Cellura – Siamo ormai così folli da essere diventati di nuovo uno spasso per gli dei. Che quando finiscono di mangiare si sporgono, di tra le nuvole, per divertirsi delle nostre stravaganze. Un buon viatico per la loro digestione. Sulla terra, quei pazzi degli uomini a una guerra ne fanno seguire subito un’altra: mettono in scena un nuovo conflitto, tragico per chi ne subisce le conseguenze, comico per gli dei. Credo che un classico come Elogio della follia dovrebbe far parte dei programmi scolastici – per essere da monito, ieri come oggi, all’inutilità della guerra, a quanto sia orrida e di mutua rovina pure quando ci viene raccontata come giusta e inevitabile. Purtroppo la guerra si è sviluppata insieme alla nostra civiltà e ne è diventata malattia dello spirito, sconfitta dell’umanesimo.

Il buon Erasmo da Rotterdam considerava inutile carneficina persino le Crociate, le guerre in nome di Dio. Ditemene una sola – guerra in nome di Dio – che non sia una contraddizione in termini. In nome di Dio si fa la pace. Non la guerra che è dulce inexpertis. Dolce per chi non la conosce. O per gli dei, che continuano a ridere della nostra follia.

La partita che si gioca in Medioriente, nell’area più strategica e instabile del mondo, breve o lunga che sarà, può avere effetti devastanti. Perché è dettata solo da interessi imperialistici e neocoloniali. La democrazia imposta dall’esterno è una balla, e ci è stata già raccontata vent’anni fa, come la guerra preventiva per salvare i nostri valori occidentali. Quali valori? Ne abbiamo ancora in questo mondo nelle mani di Trump e di Netanyahu?

In ballo c’è solo il petrolio, il business della ricostruzione, come a Gaza, il dominio delle lobby delle armi. Questa guerra all’Iran – e magari mi sbaglierò, chissà – serve soltanto a stabilire in quella parte di mondo, estesa e conflittuale, il dominio di un solo stato: Israele, che vuol dire Usa. Con il consenso, sottomesso e complice, dell’Europa e, manco a dirlo, del governo italiano.