Gli italiani non sono tutti uguali di fronte alla crisi e ai sacrifici da fare. La Corte Costituzionale salva le maxi buste paga di manager, magistrati e dirigenti della pubblica amministrazione. Considera illegittimo il decreto che disponeva di non erogare gli acconti 2011, 2012 e 2013 ai magistrati e dice no pure ai tagli per i dipendenti pubblici con stipendi superiori ai 90 mila euro lordi. Queste norme, giudicate anticostituzionali, erano contenute nella manovra correttiva del 2010 varata dal governo Berlusconi. È l’Italia della disparità quella di Monti, di Passera e della Fornero. In cui si fa sempre più larga la forbice tra le retribuzioni dei manager e quelle dei dipendenti e degli operai impoveriti dalla crisi e che vedono erosi pure i diritti conquistati con decenni di lotta per la democrazia, il lavoro e la giustizia sociale. A buttare benzina sul fuoco arriva la notizia, apparsa sull’Espresso, del costo (17 milioni di euro l’anno) delle pensioni e degli stipendi ai cappellani militari. In tutto, i preti-soldati sono 160. Tra i quali 16 alti ufficiali che hanno diritto allo stesso trattamento economico dei loro pari-grado. Il cardinale Bagnasco, per soli tre anni ex vescovo dei preti con le stellette, è considerato dallo Stato come un generale di brigata, ruolo che prevede un vitalizio fino a 4 mila euro. Vi sembra che in tempi grami, come quelli che viviamo, lo Stato debba accollarsi pure il costo dei cappellani militari? Non sarebbe più giusto che a provvedervi fosse la Chiesa?