Riceviamo e pubblichiamo una nota del professore Francesco La Perna relativamente alla querelle sulla recente intitolazione del Museo archeologico da parte della Commissione Toponomastica.

Stimatissimo Direttore, Le sarei grato se volesse pubblicare questa mia breve nota, in considerazione del fatto che lo scrivente non è presente su Facebook e, dunque, non ha modo di confutare le accuse che gli sono state rivolte in merito alla presunta promessa non mantenuta circa l’intitolazione, presso il Museo Archeologico di Licata, di uno spazio dedicato a Cristoforo Cellura. Negli ultimi giorni sono stato oggetto di giudizi tutt’altro che lusinghieri, per non dire offensivi, il tutto condito da un’ironia travestita da gratitudine. Tali giudizi sono stati espressi da Leonida Cellura, figlio del mai abbastanza compianto Cristofaro Cellura, mio carissimo amico, parente e uomo di grande spessore intellettuale. Leonida ha rivolto dure accuse nei miei confronti e, ahimè, anche nei confronti di Calogero Carità. Questo ultimo attacco mi ha lasciato del tutto basito, considerandolo una vera caduta di stile, soprattutto, perché il carissimo Lillo Carità non è più tra noi e non può difendersi dalle ingiuste affermazioni. Leo Cellura forse ha dimenticato che il sottoscritto, assieme a Calogero Carità, ha mantenuto la promessa di intitolare, in modo giusto e meritato, uno spazio rappresentativo del Museo Archeologico di Licata alla memoria di suo padre Cristoforo Cellura. Infatti, con deliberazione della Commissione per la Toponomastica, approvata dalla Giunta Municipale nel 2016 e successivamente inviata alla Prefettura di Agrigento, è stata intitolata la sala grande del museo proprio a Cristoforo Cellura. Detto ciò, appare evidente come le affermazioni di Leo Cellura, siano cariche di un’ingiustificata e inopportuna acredine. Per quanto riguarda l’intero complesso museale, all’epoca, si era tacitamente deciso di lasciare inalterato l’antico nome di “Badia” in considerazione del fatto che, fin dalla sua costruzione e fino ai giorni nostri, l’ex complesso conventuale cistercense che oggi ospita in buona parte il museo è conosciuto come “la Badia”. Non entro nel merito della recente intitolazione operata dalla commissione per la Toponomastica poiché, per ragioni personali, non ho partecipato alla relativa seduta e non sono dunque a conoscenza dei fatti.

Francesco La Perna