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6 croci a Licata, così muore la cantieristica navale

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Solitamente ci troviamo a scrivere di fatti di cronaca, più o meno variegati ma raramente ci imbattiamo in una notizia tanto strana quanto incredibile come quella che oggi riportiamo.
Licata, città dalle mille sfaccettature, come un po’ ovunque non sempre positive, ma di certo è innegabile che tra le tante cose belle e brutte di questa cittadina, un grande vanto che esiste da molto più di un secolo è la cantieristica navale. Esperti maestri d’Ascia che si sono sempre distinti e fatti apprezzare, un vero “FIORE ALL’OCCHIELLO” per la città e per la provincia.
Da qualche settimana, a seguito di legittimi controlli effettuati dalla Capitaneria di Porto di Licata, vengono posti i sigilli a cantieri navali, officine e operatori portuali. Il quarto e ultimo cantiere navale è stato chiuso proprio lunedì scorso e con questo si può affermare che attualmente, la cantieristica navale Licatese, di fatto, non cè più, ai cantieri si aggiunge un’officina navale e una compagnia di portuali.
Le motivazioni con cui sono avvenute queste chiusure forzate, con tanto di sigilli, sono riconducibili a tematiche ambientali, e fin qui sembra ovvio pensare che sia stata la cosa giusta da fare e che l’ambiente va preservato.
Ma parlando con gli operatori, salta all’occhio proprio il fatto che anche loro stessi sono sensibili al tema ambientale e quindi, davanti a tale discordanza, ci è parso d’obbligo approfondire e chiarire, per quanto possibile, cosa sia successo.
Così apprendiamo che un cantiere navale, il primo ad essere stato sequestrato, addirittura dieci mesi addietro, sia stato accusato di inquinamento riscontrato presso la battigia, dalle analisi sarebbe risultato un eccessivo concentramento di metalli pesanti. Detta così, ovviamente, chiunque viene indotto a pensare che sia giustificato il sequestro dell’attività, ma, se chi effettua controlli, la maggior parte delle volte non è un cittadino licatese, probabilmente non sa, e nessuno lo ha informato, che dal 1836 fino agli anni 1960, in località “Solfarello” del comune di Licata, è stato estratto zolfo, e proprio in quell’area dove oggi insistono i cantieri navali, lo zolfo veniva stoccato direttamente sul terreno nudo per poi essere caricato sulle navi che lo trasportavano anche oltre oceano. Senza entrare troppo nei particolari, è comunque risaputo che lo zolfo è considerato uno dei maggiori inquinanti perché ricco di metalli pesanti, quindi pare evidente che se in quel suolo risultano essersi depositati questi metalli, di certo è per via di circa 130 anni di deposito di zolfo. Detto questo, la domanda è, qual è la colpa di quei Maestri d’Ascia che vedono chiudere la propria azienda e subire denunce penali?
Altri cantieri navali hanno visto apporre i sigilli ai propri cancelli solo per non essere in possesso di un documento chiamato AUA, e la cui mancanza, è vero che può essere causa di sequestro dell’attività, ma la domanda che ci si pone è, non sarebbe stato più logico intimare a questi imprenditori di regolarizzare la posizione in un determinato tempo stabilito, continuando però a consentirgli di lavorare? Magari si potevano nel frattempo applicare delle prescrizioni che impedivano alcune lavorazioni che potevano essere considerate a rischio ambientale, fino a quando l’azienda non otteneva la giusta certificazione.
Non bisogna trascurare che ogni azienda che viene chiusa, lascia senza lavoro operai con famiglie, e in momenti così economicamente delicati sarebbe d’obbligo riflettere e ponderare le decisioni.

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Gli operatori del porto di Licata, dai cantieri navali a tutti gli operatori connessi, sono persone che come tanti altri spendono la propria vita per fare il lavoro che gli è stato tramandato, persone che non sfoggiano l’orgoglio tramite ville con piscina o automobili di lusso, sfoggiano il proprio orgoglio nel realizzare le proprie opere con le loro mani, è gente che al varo di una barca appena costruita, si emoziona come per la nascita di un figlio.
Questa è gente di valore, è gente onesta che si reca al lavoro con dignità, un lavoro spesso pesante e faticoso, non è gente che merita di svegliarsi la mattina con l’ansia del criminale, questa gente non deve aver timore di andare a lavorare con la paura che da un momento all’altro qualcuno potrà accusarli di aver commesso reati che neanche conoscono e andare incontro a problemi giudiziari.
La legalità ed il rispetto per l’ambiente sono temi importantissimi e di cui anche i titolari dei cantieri navali ne sono sensibili, gli organi deputati al controllo è giusto che facciano il loro dovere, ma il dovere e la giustizia si possono esercitare e applicare anche iniziando a saper fare la distinzione tra criminali che cercano guadagni facili e brava gente che lavora con umiltà, crediamo che il concedere alla brava gente, u lasso di tempo per adeguarsi al pieno rispetto delle regole, senza subire l’umiliazione e i disagi del sequestro, sia il giusto incentivo per comunicare anche alle generazioni più giovani, che l’essere una persona onesta e lavoratrice ha sempre i suoi vantaggi.
Questo è l’appello che ogni onesto lavoratore lancia ai governanti ed agli organi deputati al controllo, confidiamo che non passi inosservato.

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