I centri commerciali sono quelli che stanno pagando dazio maggiore agli svariati Dpcm e alle varie ordinanze adottate per il contenimento della pandemia. Licata – che ne conta due sul territorio – non fa eccezione. E allora abbiamo voluto sentire dalla voce diretta dei direttori del San Giorgio e del Porto le difficoltà affrontate negli ultimi mesi. Il quadro è molto negativo, un trend in costante crollo di consumi, vendite e acquisti che non si capisce bene quando potrà finire. Le perdite oscillano tra il 40 e il 70 percento rispetto al fatturato dello stesso periodo di un anno fa. “E’ un danno enorme – le parole di Giuseppe Sanfilippo del San Giorgio – oltre alla chiusura del centro commerciale già di per sé penalizzante, facciamo i conti anche con le aperture del resto delle attività. Noi siamo chiusi mentre altri possono restare aperti. Oltre al danno la beffa”. Il San Giorgio ha registrato perdite tra il 60 e il 70 per cento rispetto a dodici mesi fa con picchi di decremento toccati a novembre. Netta diminuzione anche per le presenze con un meno 35% che non necessita di ulteriori commenti. “Tutto questo – prosegue Sanfilippo – senza aver ricevuto alcun aiuto né sotto forma di credito d’imposta né sotto forma di altri ristori”. Nel mirino finisce poi anche la “mancanza di fiducia” nell’organizzazione dei centri commerciali da parte di chi emette i provvedimenti. “All’interno della nostra struttura – spiega ancora il direttore del San Giorgio – è più facile gestire le presenze e i flussi. Abbiamo conta-persone, tecnici al lavoro per stabilire il numero massimo di accessi nella galleria, un monitoraggio costante, l’ausilio della Croce Rossa durante il periodo delle festività per permettere un perfetto scaglionamento dell’utenza. Ci sono insomma tutte le condizioni necessarie per organizzare lo shopping nel modo più sicuro possibile eppure si penalizzano i centri commerciali permettendo però alla gente di affollare le piazze dei centri storici dove è invece praticamente impossibile garantire un controllo anti assembramento”. Un altro dato molto significativo è quello relativo alle giornate di apertura del mese di Dicembre: su 31 giorni in calendario, i centri commerciali hanno potuto operare solo per tredici giorni. Troppo pochi per compensare le perdite. I settori maggiormente in difficoltà sono quelli dell’abbigliamento e delle calzature. “La gente non potendo uscire – conclude Sanfilippo – non acquista capi d’abbigliamento o scarpe e questo ha riflessi pesantissimi per l’economia”. Se Atene piange, Sparta certamente non ride. Spostandoci di un paio di chilometri, stesso scenario anche al centro commerciale Il Porto. “Il segno meno è quello che ha contraddistinto i mesi di Novembre e dicembre – spiega il direttore Salvo Greco – per trovare qualche barlume di positività bisogna risalire ai mesi di centro estate. Le perdite sono importanti: tra il 40 e il 60 per cento”. Anche Greco evidenzia come “sono state adottate delle misure per rendere il più sicuro possibile lo shopping e l’acquisto. Abbiamo investito nella sicurezza, lo hanno fatto i nostri negozi eppure noi continuiamo a restare chiusi malgrado diverse garanzie fornite all’utenza a livello di presidi di sicurezza. Non si potrà continuare così ancora per molto”.